martedì 6 dicembre 2016

Sulla Riforma costituzionale e gli usi discutibili del povero Bel Paese.

Non sono solita scrivere di politica. Mi è capitato raramente di farlo, perché raramente ci si confronta poi in modo tranquillo da fronti opposti sulle questioni varie.  Avevo una sezione di Politica nel forum che amministravo anni fa e anche lì le cose spesso deviavano verso polemiche per nulla costruttive. 
Non ho postato nulla in questi giorni su Fb in merito al referendum, fuggendo risolutamente dal clamore scimmiesco dei social. Non mi interessa polemizzare in un clima che è stato avvelenato da mille questioni, insulti, sbeffeggi degradanti, fesserie e tanta voglia di dire qualcosa a tutti i costi. Non mi appartiene questo modo di fare. Mi è capitato in quei giorni di commentare in un post altrui, e pentirmene per l'atmosfera tesa pur evitata con cortesia e gentilezza. 
Io sono stata e resto fra i sostenitori del Sì. Ho apposto un alla riforma per ragioni varie, prima e sacrosanta quella di averla letta da cima a fondo e averne cercato significati da una parte e dall'altra su decine di giornali online e in qualche dibattito televisivo. Nessuno del fronte del No mi aveva convinta. Forse perché raramente i sostenitori del No si sono confrontati in tv e sui giornali con il fairplay che necessiterebbe in questi e molti altri frangenti politici. Si sentivano solo veementi insulti al governo in carica e nient'altro, e si parlava poco di riforma. Quindi mi sono decisa per il Sì, perché modificare quegli articoli del nostro dettato costituzionale avrebbe significato una svolta significativa, almeno una svolta. Se si pensa all'abolizione del Titolo V e del Cnel, follie che si decisero proprio con un referendum una quindicina di anni fa, basterebbe solo quello a promuovere una riforma costituzionale. Una perplessità, quella riguardante il Senato, che avrebbe dovuto essere costituito da 6 sindaci scelti da ciascuna Regione (però non tutti i sindaci, pur eletti dal popolo, sarebbero potenzialmente dei bravi senatori, quindi rappresentanti dei cittadini in Senato, ma perlomeno avrebbero avuto una carica "a tempo" e non perpetua).
Bisogna cercare un'Italia nuova, alleggerita dal peso della burocrazia che falcidia un Paese in ginocchio per le decine di governi che si sono susseguiti dalla proclamazione della Repubblica. Bisogna eliminare quelle macchine succhia-soldi che sono i governi locali, che raramente si sono distinti per onestà ed efficacia. Necessitiamo di un governo solido, che una volta eletto abbia l'opportunità di governare senza essere sottoposto ai mille revisionismi che rallentano e a volte annullano delle buone iniziative. Riguardo a questo aspetto, mi lasciava perplessa in particolare il pensiero che questa riforma avrebbe potuto un giorno fare gioco a qualche governo fra il pericoloso e il raccapricciante. Questo sì. Perché gli italiani possono pure eleggere governi siffatti, la storia lo ha dimostrato. Però ho deciso secondo coscienza, senza lasciarmi distrarre da timori. 
L'epilogo è noto ed è stato causato dalla sovrapposizione fra il referendum e la credibilità del governo stesso, finendo per significare un Sì o un No a Renzi, che si dimette a poche ore dalla conferma ufficiale dell'esito. Una decisione che dimostra ampiamente quanto abbia sbagliato nel fare del suo governo una realtà coincidente con la sua persona, e che soprattutto dà impulso ai facili populismi che insorgono dalle pieghe dell'insoddisfazione dilagante. 
Che ne sarà di questo Paese? Al momento non so trovare una risposta. Quello che so è che, pur essendo un segno dei tempi, le leve politiche che tutto vogliono distruggere, chiudendosi dinanzi alle opportunità dell'Unione e al giocoforza del far parte di una cosa che si chiama "globalizzazione", non mi sembrano in grado di risolvere le tante falle di questo sistema. 

Cartolina commemorativa del Risorgimento (1910)
Cosa avrebbero detto i padri della patria dinanzi all'epilogo tragico di questa deriva? E per padri intendo quelli che un secolo e mezzo fa fecero il Risorgimento. Ma forse proprio quei padri fondatori cominciarono a gettare il seme di questo sistema, di questo Paese ingovernabile. 
Ho ascoltato questo video. Una delle rare volte in cui Sgarbi penso abbia pienamente ragione. 

6 commenti:

  1. Neanche io affronto temi di politica nel mio blog, per le ragioni che hai citato e per la mia scelta dell'inattualità.
    Per il resto, che dire? A ciascuno i suoi sì e i suoi no. Le mie posizioni non le ho mai nascoste, e da antiunionista e anti-poutpourrista culturale, ho votato coerentemente per il no :-)

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  2. Io ho votato no. le modifiche del Titolo V e l'abolizione del CNEL sono state uno specchietto per le allodole, potevano benissimo essere rivisti separatamente, in fondo la riforma del Titolo V è iniziata già negli anni '70 ed è sfociata nella riforma del 2001 votata proprio da una maggioranza di centro sinistra. Il danno maggiore sarebbe stato modificare l'assetto del senato così come immaginato da questo governo. Le riforme sono assolutamente necessarie ma non così strutturate. Io prima di decidere mi sono letto bene la nuova Carta proposta, ho scelto di dire no coerentemente con le mie opinioni. In merito al discorso di Sgarbi, devo dire che è sicuramente suggestivo, ha dimenticato di dire che Renzi da solo non ha dimostrato proprio nulla, vogliamo citare l'appoggio SOSTANZIALE di Verdini e la sua accozzaglia di transfughi? Oppure la cerchia clientelare dei vari Alfano, De Luca ecc.? Per il resto sono d'accordo con te in merito allo squallore della campagna referendaria, da ambo le parti pessima prova e grandi cadute di stile. La Costituzione della Repubblica Italiana è cosa sacra, merita ben più ampie, approfondite e condivise valutazioni per essere modificata. Opinione personalissima.

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  3. Io penso che i padri della patria risorgimentali abbiano iniziato a rivoltarsi nella tomba da molto prima che governasse Renzi.
    Comunque, personalmente non vedo l'ora che se ne vada: questo paese non sarà mai ben governato e non ci saranno più leaders che meritino il titolo di "statista", ma non possiamo neppure accettare il Grande Fratello che stava ormai diventando l'ex sindaco di Firenze.

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  4. Premetto che sono contento che questa campagna elettorale durata mesi sia finita. Soprattutto perché ha appassionato unicamente i partiti, mentre a noi cittadini ce n'è importato fino a un certo punto, dimostrandoci ancora una volta migliori di chi ci governa.
    Io ho votato NO e sono contento del risultato. Perché quello che si voleva fare del Senato era una porcheria. Il resto era opinabile/fuffa. Qualcosa di buono ci poteva stare, ma lo si sarebbe dovuto scorporare punto per punto. Del resto lo si vedeva da poteri forti che spingevano per il SI: sistema bancario, JP Morgan, Marchionne, Confindustria. Tutta gente che non mi sembra abbia a cuore diritti e interessi dei cittadini.
    La cosa più imperdonabile è aver paralizzato per mesi il paese su di una questione francamente non necessaria, dimenticandosi (rimandando a mai) i veri problemi del paese, che non necessitano di riforme costituzionali per essere risolti, bensì di gente che faccia il proprio lavoro. Se si voleva fare una cosa almeno intelligente, si poteva incorporare il referendum alle amministrative di giugno o al precedente referendum trivelle.

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  5. Grazie per le vostre risposte.

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    1. Ti dico io grazie, grazie per aver esposto le tue idee con il garbo e la lucidità che caratterizzano le persone intelligenti come te.

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