lunedì 22 maggio 2017

I miei favolosi Anni Ottanta

Eccomi qui, a cercare di scrivere una sintesi di ciò che sono i miei ricordi di questo magico decennio. 
Intanto, ringrazio Marina per avermi nominata, qui il suo post in merito. E ringrazio il mitico Moz, che è un nostalgico doc e ci porta spesso a fare un salto indietro che sa di buono. 
Cominciamo. Intanto fra il 1980 e il 1989 ho vissuto dai miei 9 ai miei 18 anni, quindi diciamo che gli Ottanta sono stati il ponte tra infanzia e adolescenza piena. Potrei dire che li ricordo come divisi in due tronconi, perché a metà decennio sono sbocciata in tutta la mia prorompente sensualità... ehm, no, mi pare esagerato. Diciamo che mi sono affacciata a una sospirata adolescenza, ecco. Ricordo che c'è stato un "prima" e un "dopo" nettissimi, perché finalmente erano finite le scuole medie e... beh, sì, mi sono messa con un bel giovanotto di vent'anni - vedi alla voce "coppia storica" (eh, Marina?😄)
Mettiamo tutto assieme, e vediamo cosa sono stati per me.

Musica
Quando sentii che "la vita è adesso, nel vecchio albergo della Terra" fu amore a prima vista. Scoprii Claudio Baglioni quando raggiunse l'apice del successo, con un album praticamente perfetto. Se non lo avete ascoltato per intero, correte a farlo, perché raramente credo che la musica d'autore abbia raggiunto vette così eccellenti. 
Di Claudio avevo un poster a grandezza naturale nella mia cameretta, lui vestito di bianco al pianoforte. Di quell'album conoscevo ogni dettaglio, ancora oggi lo ascolto con piacere. Claudio popolava i miei sogni, anche. Insomma, avevo una cotta per lui e quando lo vidi live ad un concerto ebbi il classico mancamento da groupie d'assalto. 
Altra musica che apprezzavo: Duran Duran, Depeche Mode, Culture Club (adoravo Do you really want you hurt me), e poi tutti i piccoli e grandi artisti che gravitavano attorno a Discoring, da Sandy Marton al Claudio Cecchetto di Gioca Jouer. 

Cinema
Tanti i film che mi piacevano in quei magici anni. Ricordo La mia Africa - che quando uscì al cinema non ci capii niente perché col mio giovanotto ci sbaciucchiammo tutto il tempo - per averlo visto poi. Grande film. 
Ho adorato Lady Hawke, che mi fece sognare con le sue atmosfere, poi Il nome della rosa, il meraviglioso L'attimo fuggente. Al di là della mia vena romantica, mi piacevano moltissimo film come Indiana Jones, GhostbustersRitorno al futuro (fu meraviglioso poi vederne i set in California), E. T. che mi fece piangere come una fontana, La storia infinita di cui adoravo il tema principale, Beetlejuice. Il giovanotto riuscì a trascinarmi a vedere Alien, da cui rimasi terrorizzata. Ho letteralmente adorato Gli intoccabili, che ancora mi capita di rivedere. Uno dei capolavori del decennio, che propongo a scuola, è Amadeus, che fu una perla dell'epoca. Il decennio si chiudeva con la commedia Harry ti presento Sally, di cui per altro ho scritto qui. Per me un cult di genere. Di genere drammatico ho amato molto Il colore viola, Nato il quattro luglio e L'ultimo imperatore. Fra gli italiani, l'indimenticabile Non ci resta che piangere, che resta una pietra miliare del nostro cinema. 

Cartoni animati
Ah, qui si spalanca un mondo, cercherò di essere breve. Conoscevo decine di sigle a memoria, facevo incetta di cartoni appena finito di studiare. Sulla Rai davano un contenitore pomeridiano che era la mia follia, iniziava verso le 18. Precedentemente, c'era 3, 2, 1... contatto, poi fu la volta di Fresco fresco, poi arrivò Canale 5 e Bim bum bam. Chiedetemi una serie a cartoni, io vi rispondo ce l'ho. La mia preferita resta Candy Candy, ma mi piacevano moltissimo Lady Oscar, Georgie, Peline, Carletto il Principe dei mostri, Lalabel, Huck e Jim, Fiorellino, Sandybell, La regina dei mille anni (capolavoro assoluto!), Rocky Joe, Capitan Harlock, Lucy May, Kiss me Licia, Occhi di gatto, Sui monti con Annette, ecc. ecc. Sono solo i miei preferiti, in realtà ne guardavo a centinaia. 😇
Ma su tutti... in assoluto, lei: Mimì Ayuara. La mia eroina della pallavolo, colei che mi spinse a iscrivermi agli allenamenti dopo scuola. 

Cibo
Gli Ottanta sono stati per me gli anni delle Big Babol (ammazza, che coraggio ci voleva a masticare quell'ammasso di gomma, però che palloni), dei Tegolini del Mulino Bianco, delle Girella Motta, della maionese che spalmavamo sui würstel (bleah), di Estathé, del Calippo. Tutta roba che a pensarci mi inquieta, ma tant'è. Era l'avvento dei coloranti e del cibo delle multinazionali. 
C'è da dire che apprezzavo comunque assai di più le marmellate fatte in casa da mia madre: albicocche, uva, ma soprattutto castagne. Ecco, ne mangiavo a barattoli interi di quella di castagne. 
Ricordo con piacere le fette di pane con burro e marmellata, che quando ti scivolavano dalle mani, se ne cadevano sempre dalla parte del companatico. 

Abiti e acconciature
Si sa, gli Ottanta sono stati gli anni dei capelli scalati e delle cotonature. Noi ragazze ci siamo passate tutte. Per me fu il 1983 l'anno in cui passai dalle trecce ai capelli sul collo, tutti scalati e lisci. Fu un passaggio per me epocale, volevo essere "una signorina" e mia mamma mi concesse il taglio dopo mesi di preghiere.
Per gli abiti, prediligevo i jeans, che si usavano a vita alta e stretti sulle caviglie, giacchetta uguale, magliette ampie e colorate. Le mie spalline erano gigantesche, mi piacevano le giacche con le spalle "decise" e i capelli sciolti. Le gonne erano a balze, possedevo anche una minigonna di jeans bianco che indossai solo una volta, d'estate di sera, ero troppo timida per tollerare gli sguardi dei masculi
Per un veglione di Capodanno mia madre mi cucì un abitino di velluto nero che ancora conservo e che era un must di quegli anni. Ricordo con piacere l'estate in cui andarono di moda le tute e i laccetti attorno alla testa, che io mi fabbricai da sola all'uncinetto. Ah, e i tacchi alti, che per un lungo periodo della mia fanciullezza ho adorato (e che ora detesto). 

Giochi
Negli anni Ottanta abbandonai la Barbie e le biglie e mi appassionai alla pallavolo. C'è anche che all'epoca si scendeva in cortile a giocare, quindi a parte i mesi più freddi, noi ragazzi eravamo sempre fuori. Pallavolo in primis, dunque, ma quando si stava dentro si giocava a carte e se capitava lo zio che sperimentava novità, qualche partita a Pacman. 

Libri e letture varie
Nei primi anni Ottanta collezionavo albi illustrati con fiabe e racconti celebri, come Alice nel Paese delle meraviglie, Tom Sawyer. Poi sono diventati gli anni della mia scoperta della Letteratura inglese, quindi fra la fine degli Ottanta e i primi anni Novanta lessi Jane Austen, le Bronte, Carroll. Invece tra la V elementare e la prima media (1982) scoprii la bellezza del David Copperfield di Dickens, e con essa la smania per la  lettura. 
Non posso dimenticare però di aver letto in quegli anni decine di numeri di Topolino, quando si andava a prendere il tè dalla vicina, i cui figli ne avevano collezioni intere. Adoravo tutti i personaggi della saga, con una particolare predilezione per il protagonista principale. 

... e per finire, Luz negli Ottanta
Come Marina, anch'io avevo il Sì Piaggio, ma la versione blu. Mio padre, che amava i motori di qualsiasi cilindrata, mi aveva procurato tempo prima perfino il Gringo, un motorino più potente ma anche più rumoroso, che mi piaceva per l'accensione automatica ma che non preferivo per il motore aggressivo. Il mio Sì blu divenne la mia seconda pelle fra i 14 e i 19 anni. 
Mi muovevo in un paesotto fatto di una marina e di una parte storica che si inerpica su un colle, quindi si doveva diventare abili nel destreggiarsi. Il luogo più bello dove andare era il lungomare, e d'estate consumavamo letteralmente il battistrada facendo avanti e indietro. Ricordo che quando subentrò l'obbligo del casco, fu dura abituarsi. 
Luz negli Ottanta visse anni belli, fatti anche di giorni di Natale col profumo dei dolci di nonna, di partite di pallavolo sulla spiaggia maschi contro femmine, di falò, di bagni di mezzanotte e baci rubati. Di giorni di pioggia passati a studiare chitarra da soli, di disegni a fumetti da inventare. 
Vorrei tornare anche un solo giorno da quelle parti, sarebbe bello.

Estate 1987
E ora, nomino a cavalcare l'onda dei ricordi:

Cristina Cavaliere, de Il manoscritto del cavaliere
Massimiliano, di Infinitesimale

martedì 16 maggio 2017

La vana battaglia dell'insegnamento della grammatica.

Stamani ho riportato in classe le prove di uscita di "Riflessione sulla lingua", ossia di grammatica, ai ragazzi di terza. 
Sono tutti un po' preoccupati per gli esami e per quel momento di analisi che richiederanno le Prove Invalsi - per chi non lo sapesse le prove a carattere nazionale che monitorano ogni anno il livello di competenze degli alunni di ogni ordine e grado. 
Ho preso questa classe solo al terzo anno, quindi hanno compiuto con me solo l'ultima parte del triennio delle medie, così ho ereditato una situazione che è comune a tante classi: molta incertezza circa la grammatica, il riconoscimento della funzione logica degli elementi di una frase.
La grammatica è solitamente detestata dagli alunni. 
Questo è purtroppo una verità incontrovertibile. Se altre materie sono detestate perché richiedono la lettura e la memorizzazione di concetti, la grammatica è odiata perché equivale a una logica che li spiazza e li induce ogni volta a fare un passo indietro e ricostruire il percorso. Insomma, la grammatica è faticosa e richiede qualcosa che al giorno d'oggi sta letteralmente scomparendo dagli apprendimenti: il soffermarsi a riflettere a fondo, il non poter fare in automatico un percorso, il pensare attentamente.

venerdì 12 maggio 2017

Viaggio nel cinema che fu ("non fanno più i film di una volta")

Vi è mai capitato di pensare che il cinema non sia più quello di un tempo, per intenderci quello che abbiamo visto fino a circa venti o più anni fa? Quanto sono diventati ormai rari i film belli, le storie che hanno il coraggio di raccontare temi importanti mediante un linguaggio accurato nella sceneggiatura e in tutto l'apparato tecnico (regia, montaggio, fotografia, costumi, ecc.)?
A me appare evidente che fino a quando è stata utilizzata la pellicola, l'ormai compianto triacetato di cellulosa che aveva sostituito la celluloide, ci siano stati film belli, e da quando è nato il cinema in digitale, ormai ampiamente utilizzato, tutto sia cambiato. 
Dal fotogramma ai pixel, insomma, si è andati in tutt'altra direzione, irreversibilmente. 
Credo che il decennio dei Novanta sia stato indimenticabile. Molti dei film che ho amato rivedo ogni tanto, e rivederli te li fa guardare con occhi diversi, li apprezzi perfino di più. 
Qui proporrò quelli indimenticabili, degli anni Novanta, ovviamente rispondenti al mio personale gusto in fatto di generi. Per ogni film l'indicazione successiva è quella della regia, perché questi formidabili registi li hanno resi i film ineguagliabili che sono diventati. Va da sé che il parco-attori è eccellente in ciascuno. Accanto trovate le ragioni personali per cui si trovano in questa lista.

giovedì 4 maggio 2017

"... ma fa ridere?"

Domani, 5 maggio, Foglie d'erba - per chi non sapesse di cosa si sta parlando, ci sono post qui e qui - sarà rappresentato a Guidonia Montecelio, un piccolo comune vicino Roma che vanta un teatro di certa tradizione: l'Imperiale. 
Siamo stati invitati a partecipare al Premio Corvo d'Oro, in cui siamo in competizione con altre Compagnie per riconoscimenti sul migliore interprete, scenografia, costumi, spettacolo. Al di là della gara, che devo essere sincera sento poco perché questi premi finiscono spesso col favorire Compagnie locali piuttosto che premiare la qualità, il difficile è "giocare fuori casa" in merito al reclutamento di pubblico, a maggior ragione quando il biglietto in platea ha un costo di 15,00 Euro - la galleria invece ne costa 10,00 per fortuna. 
Il costo del biglietto è un tema fondamentale per il teatro. Meriterà un discorso a parte.

mercoledì 26 aprile 2017

Diario - Anne Frank (ovvero quando l'immaginazione è salvifica)

Spero che potrò confidarti tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di gran sostegno.

Con questa premessa si apre uno dei libri più noti al mondo,  quello che si può definire "un caso editoriale senza precedenti" - tradotto in 60 lingue, venduto in più di 30 milioni di copie, trasposto in opera teatrale, pellicola cinematografica, serie tv, cartone animato. Fra i suoi lettori illustri perfino Nelson Mandela durante la sua prigionia.
Premetto che non sono alla prima lettura del celebre Diario, forse anzi non potrei contare le volte in cui lo abbia letto, o scorso alcune pagine, o tratto delle citazioni da leggere in classe. Questa volta però l'intento è stato diverso: voglio trarne una mia versione teatrale. 
L'idea di portare la storia di Anne Frank sul palcoscenico deriva dall'avere in questo momento del mio percorso artistico alcuni elementi che ben si accordano con una storia come questa. Ho la mia Anne, insomma, individuata da tempo in una delle giovani attrici dello spettacolo tuttora in cartellone Foglie d'erba di cui ho scritto qui e di cui Marina Guarnieri ha scritto qui un magnifico post. Ho la mia Anne, ma non voglio raccontare la stessa storia vista a teatro da quando Frances Goodrich e Albert Hackett nel 1955 ne scrissero un adattamento teatrale che ancora oggi spopola sui palcoscenici in Usa. Insomma, la mia sarà una storia nella storia, per il momento un'idea alla quale darò forma nelle prossime settimane.

mercoledì 19 aprile 2017

Se Calvino non avesse disobbedito - Dai diamanti non nasce niente 3

Dopo la prima e seconda parte, che trovate qui e qui, torniamo alle nostre dissertazioni sui giardini con una curiosità sconosciuta ai più. 
Attingo nuovamente al bel "Dai diamanti non nasce niente" di Serena Dandini, per raccontarvi di una disobbedienza al padre andata a buon fine, anzi provvidenziale. Mettetevi comodi, perché vi stupirà. 
Italo Calvino, il genio di Lezioni americane e de Il sentiero dei nidi di ragno, solo per citare due delle tante opere della sua fervida attività di scrittore, rischiò di diventare un botanico e di rinunciare a essere il grande e celebre Calvino che tutti conosciamo. Ma andiamo per ordine.
Il padre di Italo, Mario Calvino, era a suo tempo un botanico di fama e dirigeva la Stazione sperimentale per la floricoltura di Sanremo. Fra i suoi allievi ebbe colui che fino allo scorso anno, prima della sua scomparsa a 91 anni, fu uno dei grandi vecchi della botanica e floricoltura mondiale, Libereso Guglielmi
Libereso, un nome strano e inconsueto datogli dal padre e che significa "libero di pensiero, parola e azione", ebbe fra i suoi migliori amici proprio Italo, al tempo in cui, entrambi ragazzi con soli due anni di differenza, trascorrevano giornate intere in giardino, "io con gli arnesi da lavoro a imparare il mestiere, lui a scrivere".

sabato 8 aprile 2017

Cos'è il talento?

A scuola, durante quattro chiacchiere fra colleghi - si parlava dei diversi stili di apprendimento degli alunni - è venuta fuori una bella quanto controversa parola: talento
Se per lunghi periodi sembra svanire, in altri torna prepotentemente, quasi a volersi fare strada in ambiti differenti, quelli almeno che mi capita di frequentare. A scuola se ne parla poco, perché "le eccellenze", come si usa definire gli alunni che hanno ottime capacità un po' in ogni materia, sono rare, anzi una specie in via di estinzione. 
Nell'ambito dell'apprendimento di abilità e di competenze, termini cari al nostro burocratese, ci sono in effetti elementi di spicco, che spaziano fra logica, umanistica e creatività con disinvoltura. Ma è adeguato definirli dei "talenti" pur in materia scolastica? Non so. Ne dubito. Credo che talento sia un termine in certo senso "estremo", e se mi affaccio su qualsiasi dizionario ne trovo conferma. 
Intanto, sapevate che deriva dalla parabola dei talenti narrata in Matteo 25, 14-30? Se vi va di leggerla, si trova qui. Insomma, si tratta di un'unità di peso, più spesso di una moneta, in uso anticamente presso Ebrei e Greci.

martedì 4 aprile 2017

Il mondo là fuori e la mente ondivaga.

Negli ultimi due giorni ho fatto un'esperienza strana, a tratti kafkiana, a tratti banalmente comune. Insomma, avevo un problemino di salute - da lungo tempo, noioso, avvilente - che andava risolto e mi sono decisa a farlo (anche dietro insistenza del medico). 
Degli ospedali detesto tutto: l'ingresso del Pronto Soccorso affollato, gli ascensori di metallo freddo, i corridoi dal pavimento lucido, le stanze dove in due si entra appena. Pur trovandomi in uno dei grandi ospedali di Roma, e non in una di quelle grottesche realtà del sud, non trovo alcuna differenza. Neppure l'odore di ambiente asettico sopporto. Insomma, mi ritrovo catapultata e immersa in questo mondo e ne traggo qualche spunto.
Umanità varia, molte persone di altre nazionalità spesso strapazzate dal personale. Diverso l'atteggiamento nei miei confronti, mi sono sentita trattare con gentilezza e perfino con giovialità.
Deve essere un piccolo intervento ambulatoriale e diventa invece un intervento in sala operatoria, quindi tutta la trafila di documentazione e di prelievi prima del grande evento.

mercoledì 29 marzo 2017

A scuola in trincea: genitori vs insegnanti.

Fa parte del dibattito attuale riguardante la scuola, la perdita di credibilità delle istituzioni, la perdita di autorevolezza della figura del docente. Tutto insieme, in un circolo vizioso che si ripresenta ogni anno in forme inedite.
Mi pare di avere già avuto modo di descrivere il mio modo di essere insegnante, per la precisione prof di Italiano, Storia e Geografia alle medie: spiegazioni "dinamiche", interattive, uso di materiali multimediali per rendere più vivace la lezione, verifiche scritte con temi anche singolari come riflessioni sul "talento" o su "come vorrei fosse la scuola", spinta verso il senso critico, dialogo come se piovesse, dentro e fuori l'aula. In generale posso descrivermi come un'insegnante attiva, me stessa in cattedra, senza "maschere istituzionali"
Insegno dal 2002, passata in ruolo nel 2008, con un'esperienza che ogni anno accresce il punto di osservazione di nuovi spunti, chiarisce i pro e i contro di questo mestiere. Se vi va di dare un'occhiata ad alcune mie "visioni" sul problema scuola, fatevi un giretto fra questi post.

giovedì 23 marzo 2017

Di teatranti, di spettatori e di cellulari molesti.

Il cartello all'ingresso dei tecnici, Teatro La Fenice, Venezia
Se si scrive di teatro, soprattutto se nel frattempo lo si pratica, diventa necessario improvvisamente dedicare uno spazio allo spettatore
Chiunque faccia esperienza di palcoscenico sa perfettamente che senza spettatori il teatro diventa impossibile. Per dare forza a questo principio, attingo a un passaggio di Grotowski, che sul rapporto attore-spettatore ha scritto pagine notevoli. 
Il teatro, nella sua più autentica essenza, è ciò che accade tra l'attore e lo spettatore. [...]
Nella  relazione tra attore e spettatore si instaura un flusso immaginativo che permette il contemporaneo manifestarsi di identificazioni e disidentificazioni, l'attivazione di emozioni e il giudizio, l'assorbimento e l'osservazione distaccata. 
Insomma, un nobile relazionarsi, un essere parte di un organismo unico, in cui il palcoscenico si fonde con la platea e questa "creatura" che è l'arte del teatro respira, vive. 
Ci sono fior di studi sulla fenomenologia dello spettatore, molti dei quali studiano questo indispensabile fruitore per creare strategie di attrazione, per andare incontro ai suoi gusti e per dirla tutta per fare in modo che il teatro non soccomba del tutto.

lunedì 20 marzo 2017

La fore-edge painting: quando il libro è pura arte.

Non è un segreto che per secoli il libro sia stato un vero e proprio strumento di "ostentazione sociale", volendo usare un termine un po' estremo, insomma uno status symbol. Diverse cronache riportano notizie riguardo ad alcuni incunaboli - i primi libri a stampa - acquistati o appositamente commissionati da famiglie potenti perché potessero fare bella mostra di sé nelle sale di rappresentanza. 
Un esempio è stato per diverso tempo il Canzoniere di Petrarca. Doveva essere tenuto esposto aperto perché gli ospiti potessero prenderne visione. Si trattava di libri rari, decorati finemente, rilegati con finiture di pregio. 
Se si pensa che la fantasia di un decoratore particolarmente creativo si esaurisse nel realizzare sontuose illustrazioni, si è fuori strada, perché diversi secoli fa comparve una tecnica assai affascinante, intrigante, la cosiddetta "pittura sul bordo anteriore". Vediamo di cosa si tratta.

domenica 12 marzo 2017

La saga dei Cazalet: Gli anni della leggerezza - Elisabeth Jane Howard

Incipit: La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel'aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino l'estate odiava alzarsi, e d'inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. 

Mi sono lasciata incuriosire dalla ormai arcinota saga dei Cazalet e qualche mese fa ho acquistato i primi tre volumi. Una consistente spesuccia che mi sono concessa affidandomi alle numerose recensioni che ho letto a riguardo, a dir poco entusiastiche.
Non sono avvezza alle saghe, quelle che ho letto si contano sulle dita di una mano. In quelle in cui mi sono imbattuta ho trovato ampia soddisfazione e "nutrimento" - vago riferimento al post precedente - se penso ad esempio alla saga di Harry Potter o a quella di Monsier Malaussène di Pennac.
Con i Cazalet si deve essere fin da subito consapevoli di questi punti fermi, altrimenti non si può cominciare:

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