mercoledì 28 giugno 2017

Harry Potter: come è nata una leggenda editoriale

Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano. 

Così inizia il primo dei libri di una saga divenuta leggenda: 450 milioni di copie vendute, tradotta in 77 lingue - fra cui latino e greco. 
I più conoscono la storia di Harry attraverso i ben noti film trasposti dai romanzi, ultimamente poi ne è stata fatta una versione per il teatro, ma qui mi voglio soffermare sulla loro versione originale.
Non occorre illustrarne la trama rischiando di ammorbare i lettori, andrò al nocciolo della questione, con l'aiuto di un piccolo libro che acquistai a pochi anni dall'uscita del primo volume della saga: La maga dietro Harry Potter. La biografia di J. K. Rowling, scrittrice di fama mondiale. 
Come è nato il fenomeno letterario che ha letteralmente travolto il mercato editoriale in dieci anni di pubblicazioni? Mettetevi comodi e gustatevi questa storia, se avrete la curiosità di leggerla.


Joanne Kathleen Rowling nasce il 31 luglio 1966 in un posto dal nome buffo: Chipping Sodbury. Lei stessa dirà che la sua passione per i nomi inconsueti e buffi probabilmente proviene dall'essere nata per caso e in tutta fretta in quel luogo - le piace pensarla così. Bambina fervidissima di fantasia, vivace e curiosa, ebbe la fortuna di avere genitori assidui lettori, che le leggevano storie fin da piccolissima. Non sarà che questo abbia segnato profondamente il destino di Joanne? [Ho trattato questo argomento qui]
Diventa una precocissima costruttrice di storie, inventa continuamente.
"Nessuno avrebbe potuto costringermi a scrivere né impedirmi di farlo. Scrivere è tutto quello che ho sempre voluto fare".
Non è difficile immaginare che Joanne fosse molto apprezzata a scuola dagli insegnanti. Da bambina aveva scritto per sua sorella storie di conigli e di api, da adolescente è la volta di una storia di avventure dal titolo I sette diamanti maledetti
"A quell'epoca lo chiamavo 'romanzo' ma ora penso che fosse solo un racconto molto lungo".
Joanne fin da piccolissima adora leggere. Ai tempi del suo primo romanzo, legge più volte la Saga di Narnia, di C. S. Lewis, una delle sue preferite. Joanne non ha mai smesso di leggere costantemente, al termine di una giornata di lavoro così come in vacanza. Sceglie in base all'umore del momento, dalle biografie di personaggi storici a libri di genere, con una predilezione per la fantascienza e il giallo. Ciò conferma una delle regole basilari dell'essere - in potenza o in atto - veri scrittori: leggere leggere leggere. 
[Qui sta bene una citazione: Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine. Parole di Virginia Woolf]
Già così ci spieghiamo come possa aver creato un mondo così complesso, brulicante di personaggi, vicende, luoghi. Leggere tanto e per una vita significa conoscere, e per chi intende costruire una saga fantasy che è come una cattedrale questo è fondamentale. L'immaginazione per lei è "urgenza" e in anni difficili, quando fa fatica ad arrivare a fine mese, anche un conforto.
J. K. Rowling
"Posso immaginarmi a undici anni senza difficoltà. I bambini possiedono questo mondo segreto che per gli adulti sarà sempre impenetrabile. Credo di saper rievocare con molta chiarezza come ci si senta ad avere l'età di Harry".
Quando prepara una specie di "scaletta" iniziale per tutta la storia, Joanne si ispira a se stessa o a persone che ha conosciuto. In molta parte di questi romanzi ci sono suoi ricordi d'infanzia. Hermione per esempio assomiglia a com'era lei da piccola, Harry è ispirato al carattere di diversi amici, i cattivi sono il frutto di ricordi di bulli della scuola.
Il nome Potter proviene dal ricordo di cari amici d'infanzia, Ian e Vikki Potter, conosciuti durante gli anni in cui la famiglia Rowling si era spostata a Winterbourne. Sentì il nome Hermione per la prima volta durante un giorno a teatro, vedendo Racconto d'inverno di Shakespeare.
Ecco un altro aspetto dell'essere scrittori: ispirarsi alla realtà vissuta, quella che si conosce meglio. 
Torniamo agli anni giovanili. A diciotto anni, Joanne possiede scatole traboccanti di racconti ma non ha idea di come farli pubblicare. Del resto in quel tempo si riteneva "la persona più disorganizzata al mondo", non era pienamente soddisfatta dei racconti. Si iscrive riluttante all'università di Exter, studia il Francese, si rende ben presto conto che Exter non è liberale, che per il suo spirito libero non è l'ambiente adatto a lei, ma si laurea a pieni voti dopo aver trascorso un anno a Parigi.
Nel frattempo non aveva smesso di scrivere, gli amici le dicevano di tentare la strada della pubblicazione, ma Joanne continua a non credere che siano storie buone.
Trova lavoro come segretaria bilingue e ricercatrice in Amnesty International, ma dopo un periodo sente che tutto è prevedibile e noioso. Si definirà "la segretaria peggiore sulla faccia della Terra".
Del resto, prevedibilità e noia sono due aspetti che uno spirito creativo non può sopportare.
Seguono anni in cui tenta molti lavori, senza mai riuscire a trovare un suo posto, continua a scrivere anche nelle ore di lavoro, viene anche licenziata in più di un'occasione per questo motivo. L'aspetto singolare di questo periodo è che si sente brava nello scrivere racconti ma ogni volta che tenta di affrontare un romanzo, lascia e butta via.

Nasce l'idea di Harry Potter
Se guardiamo alla sua storia finora, nulla di speciale. Una storia come milioni di altre. Il punto è che questa donna, del tutto casualmente, durante il suo viaggio da pendolare fra Manchester e Londra, ha come un'intuizione. Qualcosa che neppure lei stessa saprà spiegare.
Il treno si ferma in aperta campagna per un guasto. Tutto qui. Joanne guarda fuori dal finestrino e si concentra su alcune mucche che pascolano sul prato accanto ai binari. Non comprende che in quei pochi istanti la sua vita sta per cambiare. Il soggetto che ha davanti non è particolarmente ispiratore, del resto. Comunissime mucche che pascolano. Eppure... eccola l'idea fulminante. Un bambino incerto sulla propria identità, si chiama Harry e frequenta una scuola di magia. E' una visione dalla quale resta affascinata. Non ha carta né penna con sé quel giorno. Non può buttare giù questa idea e cerca di tenerla saldamente in mente, anzi, visto che c'è tempo col treno lì fermo, si diverte a inventare nomi buffi di personaggi e comincia a pensare a una trama. Da quel momento e per i mesi a seguire scrive appunti, idee, abbozzi di trama, riempiendo interi quaderni.
Altro aspetto del vero scrittore: riempire quaderni di appunti, organizzare personaggi e trama.
Con grafia fittissima, perché le idee sono come un fiume in piena, Joanne arriva al nucleo della trama: un orfano allevato da zii crudeli che scopre di essere un mago e si trasferisce in una scuola di magia.  E' felice in quei mesi. Adora la storia che le si dipana dinanzi, ritrova il sorriso e un atteggiamento nuovo verso tutti. Non svela nulla a nessuno, si limita a dire che sta lavorando a una storia.
Come tutte le belle storie, anche quella di Joanne è di là dal vedere un lieto fine. In quello stesso periodo sua madre si ammala di sclerosi multipla, morirà in poco tempo. Resterà in lei il rimpianto di non averle mostrato i suoi appunti, perlomeno, quando sua madre le chiedeva di leggere qualcosa di quella storia che stava scrivendo.
Joanne cade in una profonda depressione. Perde il lavoro a Manchester. Un periodo da incubo. Ha ventisei anni, si ritrova nuovamente senza un posto nel mondo, la sola cosa cui può e deve aggrapparsi è quel romanzo che sta prendendo forma, ma ci vuole tempo, molto tempo perché questo accada. Un grande romanzo ha bisogno di anni per essere progettato e costruito.
Joanne lo sa.
Accetta un posto da insegnante di Inglese in Portogallo. Sono anni in cui sente di amare il proprio lavoro, che la impegna al pomeriggio e le lascia le mattine libere, che trascorre lavorando costantemente al romanzo.
Joanne dopo l'acquisto dei diritti d'autore da parte di Levine
"Adoravo l'idea di un bambino che sfugge ai confini del mondo degli adulti e raggiunge un mondo dove possiede un vero potere. Questo genere di storie ha la capacità di portare il lettore con sé".
Decide in quegli anni che il Male nel romanzo deve avere un forte impatto sui personaggi e si interroga sul tono del romanzo, incerta se adottare uno stile da tipico prodotto per bambini o se scrivere il libro che le sarebbe piaciuto leggere da adulta. Come sappiamo, sceglierà la seconda soluzione. I protagonisti, sebbene bambini, fanno scelte importanti e si comportano in modo tale da affrontare il difficile mondo che si para loro dinanzi.
Joanne in quegli anni trova l'amore, sposa un giornalista portoghese, dal quale avrà una figlia. Il matrimonio finisce nei primi anni della bambina, Joanne cade nuovamente nella depressione, avere una figlia cui badare non aiuta e prende di comune accordo la decisione di divorziare. Lascia il Portogallo su invito della sorella, si trasferisce con la figlia a Edimburgo.
In tutto questo periodo ha scritto unicamente i primi tre capitoli di "Harry Potter e la pietra filosofale". Incredibile, vero? Il vero scrittore lavora di cesello, mi verrebbe da pensare.
Joanne si ritrova a Edimburgo senza lavoro e con figlia a seguito, in un periodo in cui il primo ministro inglese dichiara che i genitori single sono parassiti attaccati alla previdenza sociale. E' un amico d'infanzia, Sean, a prestarle del denaro per affittare quello che Joanne chiama "un tugurio". Sean ispirerà il personaggio di Ron Weasley.
Joanne teme in quel periodo che continuare il romanzo sia un atto egoistico, che piuttosto dovrebbe trascorrere il proprio tempo a cercare un lavoro vero per mantenere sua figlia. Ne parla con sua sorella, che le domanda di leggerle i primi capitoli. Come quando erano bambine e Joanne scriveva per lei storie di conigli e api. Sua sorella, al termine della lettura, sorride. J. K. Rowling dirà che quello fu uno dei momenti più importanti della sua vita, quello in cui comprese che doveva terminare il romanzo.
Terminarlo significa prendersi un anno sabbatico da tutto. Concentrarsi esclusivamente su Harry e la sua avventura, fruendo dell'assegno dell'assistenza sociale, che non concede però la nursery pubblica. La trafila burocratica è umiliante. "Raggiunsi il punto più basso della mia vita". Pochi amici le restano accanto. L'assegno copre appena l'affitto e il cibo, non può comprare neppure una macchina da scrivere o un pc usato. Scrive su fogli e pezzi di carta. La carta è preziosa in quel periodo.

L'interno del Nicholson Cafè, dove J. K. Rowling terminò il romanzo
Scrivere in casa significa dover riscaldare "il tugurio" e lei non può permetterselo. Allora preferisce mettere sua figlia in carrozzina, portarla in giro fino a quando non si addormenta e poi infilarsi in un pub, dove al prezzo di un espresso e di un bicchiere d'acqua, può sedere e scrivere per un paio d'ore mentre la bambina dorme. Il suo pub preferito è il Nicholson Café, oggi una delle mete preferite per chi va a caccia di curiosità sulla genesi della saga.
Joanne dirà anni dopo che Harry si era come materializzato in lei, lo riteneva il suo immaginario cavaliere-eroe che nel suo mondo di fantasia raddrizzava i torti irreparabili nel mondo reale.

Joanne pubblica il romanzo
La prima edizione
Siamo all'inizio del 1994, Joanne revisiona l'ultima pagina del romanzo, sa di dover affrontare la fase più difficile: riuscire a farlo pubblicare. Non può fotocopiare un libro di ottantamila parole per il costo proibitivo, così compra una macchina da scrivere a poco prezzo e batte due copie del romanzo. E' terrorizzata all'idea che venga rifiutato, sente che quello sarà il primo e ultimo tentativo della sua vita. Si informa, apprende che ha bisogno di un agente che convinca una casa editrice ad accettare il manoscritto. Va nella biblioteca più vicina, trova il Writers' and Artists' Yearbook, il catalogo di scrittori e artisti coi relativi nomi di agenti. Invia le due copie ai due agenti in cima alla lista.
Nell'attesa, richiede e ottiene un sussidio per l'assistenza a sua figlia durante il giorno e ottiene un posto di insegnante di Francese. Ora può uscire dal periodo più buio della sua vita.
Un giorno le arriva una lettera: "Saremmo felici di rappresentare il suo manoscritto in esclusiva. Christopher Little" Little aveva avuto la giusta intuizione: non era semplicemente un libro per bambini. Quando la incontra, Little le dice di non illudersi di diventare famosa o di fare un fortuna. Quanto si sbagliava, vero? Joanne risponde di esserne consapevole e che tutta la sua soddisfazione sarà di vedere il suo libro sugli scaffali di una libreria.
Il manoscritto viene inviato dall'agente a diversi editori, alcuni assai importanti. Joanne e Little ricevono alcune risposte negative: il libro è troppo lungo... o troppo lento... o troppo "letterario".
Si dovette attendere qualche tempo prima che la Bloomsbury Press si accorgesse di Harry. Alla notizia, Joanne prova una gioia pari alla nascita di sua figlia. L'editore offre alla scrittrice la modesta somma di duemila sterline, lei accetta. Inizia così uno dei più straordinari casi editoriali al mondo. Non importa a Joanne che l'editore non voglia svelare che si tratta di una scrittrice, accetta che il suo nome appaia a caratteri puntati.  
Le vendite sono alle stelle, più di 150.000 copie in pochi mesi, editori di ogni dove si fanno avanti per acquistare i diritti di pubblicazione. E qui subentriamo perfino noi italiani.
Alla Fiera del Libro per ragazzi, che si tiene annualmente a Bologna, viene organizzata un'asta per i diritti di Harry Potter and the Philosopher's Stone. Già l'asta per la vendita dei diritti in America aveva raggiunto cifre astronomiche. Il direttore editoriale Arthur Levine della Scholastic Press offre in quella occasione 100.000 dollari per i diritti di pubblicazione, e li ottiene.
E' l'inizio della leggenda. Joanne viene sommersa di richieste di interviste. Nel mondo dell'editoria non ci sono precedenti a quella cifra e lo stesso Levine viene ritenuto un folle. Le interviste si tengono su richiesta della scrittrice al solito tavolo del Nicholson Cafè, per lei ormai un simbolo. La sua vita viene scandagliata, vengono fuori gli anni difficili, il divorzio, il sussidio. Ma dinanzi al successo del libro, tutto questo passa in secondo piano fino a essere dimenticato.
Nel primo anno di pubblicazione il romanzo raggiunge il mezzo milione di copie vendute e numerosi premi e riconoscimenti. Joanne va incontro a una vita totalmente diversa, in cui può permettersi una casa, una scuola esclusiva per sua figlia e tanto altro.
Il bello è che cominciando a scrivere il secondo capitolo della saga, torna sempre al Nicholson Cafè, dove continua a sentirsi a suo agio, scrivendo a mano.
"Mi piace farmi passare i fogli fra le dita".


Tutti i libri della saga editi in Gran Bretagna e Usa
L'arte della scrittura secondo J. K. Rowling
Cominciamo col dire che anche J. K. Rowling ha temuto la pagina bianca. E' accaduto proprio in seguito all'enorme successo del primo libro della saga. Ormai lo sguardo di tutto il mondo era su di lei, le aspettative altissime, così il rischio la portò a stendere una scaletta di tutti i libri restanti. Un ampio periodo di progettazione che la mise al sicuro e la rese la scrittrice che conosciamo oggi.
"E finalmente compresi qual era la cosa più importante per me. Amo scrivere questi libri. Dubito che qualcuno si diverta a leggerli più di quanto io mi diverta a scriverli".
Quando le si domanda il segreto della sua scrittura, Joanne sorride, sentendosi una persona perfettamente "normale" a riguardo. Intanto, scrive continuamente, ovunque si trovi, rigorosamente a mano, come abbiamo detto. Ha aggiunto che per scrivere ogni libro della saga, a parte la travagliata esperienza del primo, occorre circa un anno di lavoro. Divertente il lavoro sui nomi, che le vengono in mente nei momenti più inattesi - i nomi delle Case di Hogwarts durante un volo in aereo, scritti dietro la busta di carta per il mal d'aria.
Leggere, scrivere, guardare al mondo con occhi curiosi, prendere appunti, progettare, descrivere le cose che si conoscono, attingere alle proprie esperienze. Questo il suo segreto.

"Il compito dello scrittore di fantasy è accompagnare il lettore dalla quotidianità alla magia, un'impresa degna di un'immaginazione superiore. La Rowling possiede questa dote".
Stephen King

Ringrazio tutti coloro che avranno letto questo post, che ha richiesto ore di lavoro ma che è stata una delle cose più divertenti da scrivere in anni di blogging.
Con chiunque possa condividere il piacere di aver letto i libri della saga, sarà un piacere commentare. Li avete letti? Quale ricordo ne avete? Che ne pensate dei principi della Rowling riguardo alla scrittura?

53 commenti:

  1. Io amo Harry Potter, ho un'edizione del primo volume con il titolo rosso senza guglie aguzze che ebbe in seguito (con cambio di colore in verde) questo a testimonianza che sono stata una dei primi a leggerlo, poi infatti è stato cambiato.
    Lo presi al supermercato in vacanza dicendomi "vediamo un po' se mi può piacere" e ne rimasi folgorata. Credo che l'ultimo capitolo sia un po' confuso e mi ha delusa ma nel complesso contino a essere grata a questa donna che mi ha regalato momenti di lettura magici ed estremamente piacevoli, anche i film si sono rivelati all'altezza. Grandiosi i III e IV libro. Grazie per questo posto con tanti dettagli che non conoscevo.

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    1. Non sapevo che ce ne fosse un'edizione precedente a quella che acquistai nel '98.
      Anch'io l'ho amato molto, soprattutto ho amato la scoperta della bellezza del primo volume, la novità rispetto al solito cliché di genere.

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    2. P. S. Ho commentato un post sul tuo blog ma il commento è svanito.

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    3. In serata controllo lo Spam. magari sei finita lì.

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  2. Questo post è davvero bellissimo da leggere, ti faccio i miei più sinceri complimenti :) tra l'altro, mi hai fatto conoscere meglio alcune cose che sapevo solo superficialmente. Perché, ecco, io Harry Potter non me lo sono proprio mai filato - e penso di essere l'unica lettrice della mia generazione a non esserne rimasta conquistata. Possiedo il primo, ricordo di averlo cominciato alle elementari quando me lo regalò mio padre, ma non riuscii ad andare oltre le prime pagine; poi lo ripresi da grande, riuscii a finirlo ma con una certa fatica... ricordo che nonostante la mia buona volontà mi annoiava un sacco e quindi non me la sono mai sentita di proseguire con gli altri libri della saga. Purtroppo è il fantasty in generale a non fare proprio per me, ed Harry non sembra fare eccezione... giuro che mi dispiace un sacco, perché stimo molto la Rowling come donna, come persona, come scrittrice - dico questo avendo letto o ascoltato sue interviste e discorsi e mi piace come parla, mi interessa cosa dice. Anche da tutto ciò che hai scritto tu nel post, beh, il suo approccio alla scrittura è degno di tutta stima (anche per lo scrivere a mano, grandissima!). Oltretutto trovo che la sua sia una bellissima storia di riscatto: il successo che ha avuto e che penso continuerà ad avere per sempre è tutto guadagnato e meritato.

    Quindi... aveva la mia età quando ha scritto "Harry Potter e la pietra filosofale?"
    Vado a sedermi davanti alle mucche.

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    1. Grazie per aver apprezzato il post.
      Sì, la storia della Rowling è una storia di riscatto.
      A me piace l'idea della genesi di questa saga, il fatto che non si sia trattato del solito scrittore che comodamente seduto nel suo salotto ha questa buona idea e la sviluppa. Mi piace che la storia di Harry abbia preso origine per caso, in quel treno fermo, dinanzi a un paesaggio che non aveva nulla di speciale. Mi piace anche l'idea del lavoro che c'è dietro, l'accuratezza nel costruire quella prima fantastica storia.
      Non so perché non ti sia piaciuto, può capitare. A me è capitato con un libro di Calvino che tutti amano.
      Aveva la tua età, Julia, proprio così. :)

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  3. Post bellissimo, un dietro le quinte fantastico nella vita di questa autrice che ha fatto sognare un po' anche me.
    Non si è mai persa d'animo e alla fine è stata premiata (anzi, stra-premiata). Certo, se ci pensiamo non è che HP sia tutto questo capolavoro, ma appunto ha costruito un mondo commercialmente valido, popolare, di facile presa... :)

    Moz-

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    1. Credo che il "commercialmente valido" sia arrivato dopo, quando gli editori crearono un merchandising molto convincente, ma non solo. Il fatto che se ne siano ricavati milioni deriva dalla serie cinematografica. Cast azzeccassimo, ottimi registi.
      Una serie infinita di combinazioni perfette per creare un successo.

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  4. Non ho letto i libri della saga, anche se ho visto alcuni dei film. Sulla vicenda umana dell'autrice c'é poco da dire: sembra una fiaba, quasi la versione femminile della vita di Hans Christian Andersen.

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    1. Davvero? Allora voglio leggere la biografia di Andersen. :)

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  5. Bellissimo racconto, Luz. L'ho letto molto volentieri sia perchè riporti momenti significativi dell'esperienza di scrittura dell'autrice, sia perchè lo fai in un modo lineare, piano e nello stesso tempo avvincente; per questo il testo che hai scritto è proprio un racconto:-) Non ho mai letto niente della Rowling ma penso che mi priverò della compagnia del maghetto ancora per poco..

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    1. Grazie... (chi dei due devo ringraziare?)
      Mi farebbe piacere se tu ti avventurassi in questa saga. Comincia col primo libro, vedi se riesce a farti scattare qualcosa. :)

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    2. Giacinta:)

      ( Nei commenti Giuliano non si presenta mai sotto mentite spoglie :-)

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    3. Giacinta, certo! Devo ricordare il tuo nome (che per altro è particolare e mi ricorda un personaggio da romanzo).

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  6. Ho letto per mio figlio fino a quando ha avuto dodici anni, e i libri della saga di Harry Potter ce li siamo gustati tutti, in sequenza perché non si poteva pensare a leggere altro fino a quando non si fosse arrivati alla parola "fine". Tra l'altro mio figlio si chiama Enrico ed è nato proprio nel 1997, anno in cui Salani ha pubblicato il primo libro. Poi sono arrivati i film, visti e rivisti... che dire? Il mondo di Harry Potter è parte del nostro mondo, insieme ai mondi del Signore degli Anelli e della saga della Folgoluce di Sanderson, e non smetto di pensare a quanto sarebbe più povera la nostra vita senza questo tipo di letture che ti accompagna nel tempo e diventa famiglia, rituale, motivo di riflessione, rifugio. Mi sento fortunata ad avere potuto condividere con mio figlio queste letture. :)

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    1. Sì, la sensazione è quella di un arricchimento, anche per me.
      Quindi tu hai fatto da lettrice a tuo figlio fino ai 12 anni. Curiosità: da solo li avrebbe letti? Cosa pensi a riguardo? :)
      Grazie per aver apprezzato.

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    2. Credo che li avrebbe letti, perché si è appassionato moltissimo alla storia ed è sempre stato abituato anche a leggere da solo, oltre che ad ascoltarmi leggere (o leggere a me). :)

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    3. Bene. Te l'ho chiesto perché mi è capitato di sentire genitori che leggono per i propri figli e molti di questi poi non leggono da soli.
      Sul tuo caso non avevo alcun dubbio, tu me lo confermi. :)

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  7. Conoscevo la storia dell'autrice, ma non in maniera così dettagliata! Non ho ancora letto la saga, magari lo farò. Neppure ho visto i film!
    Sono sempre un po' condizionata dall'eccessivo successo di certi libri, finisco quindi per essere un po' sospettosa e rimando la lettura. Non c'è altra motivazione, anche perché a me la letteratura fantastica piace, tutta!

    Si capisce che hai lavorato molto a questo post (a me è successo con un post di poco tempo fa, che purtroppo ha avuto un tiepidissimo successo -_-): è curatissimo e coinvolgente *_*
    Sulla scrittura, a me pare che l'idea di fondo della Rowling sia ottima, perché è vero che si scrive meglio di ciò che si conosce - anche a livello di esperienza diretta ma non soltanto. Certo, poi ci vuole il talento e, a seguire, impegno, costanza e probabilmente una dose di fortuna.

    A proposito di fantasy... hai letto il terribile (per me, almeno) intervento di Boncinelli?

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    1. Glo, riguardo al fatto che tu non abbia letto nulla di HP perché rifuggi da certi successi, ti garantisco che non è lo stesso caso di tanta altra narrativa di massa, che piace per quella serie di motivi legati alla "scorrevolezza" del testo (termine che detesto), al fatto che "lo leggono tutti, quindi pure io", ecc.
      Io mi ci avvicinai per curiosità, all'uscita del secondo volume. Comprai il primo e mi conquistò subito. Non è neppure un genere fantasy puro. Secondo me la Rowling ha inventato un genere nuovo, e le imitazioni non sono poche.
      Sono certa che ti piacerà: per lo stile fresco e coinvolgente, per le trovate strane, inconsuete di tanti passaggi. Per quella imperfezione dei personaggi, che non sono stereotipati ma umanizzati al massimo. Per il fatto che sullo sfondo c'è la Londra contemporanea, per quel treno per Hogwarts pieno di scompartimenti e stranezze, per le foto dei giornali che si muovono e i ritratti nella scuola di magia che ti chiedono la parola d'ordine per poterli varcare. E tutta una serie infinita di trovate piacevolissime che non ti faranno mollare la lettura.
      E poi i personaggi. A parte i tre ragazzi nucleo della saga, Albus Silente (la Rowling dissentì con la traduzione italiana, perché il suo "Dumbledore" significa "borbottante", ossia l'esatto opposto), Sirius Black, lo zio di Harry, i Weasley e la loro famiglia numerosa e vociante.
      Certo, io ho amato i primi tre capitoli, di meno gli altri. Ma tant'è.
      Dai, fai il grande passo. :)

      P. S. Chi è Boncinelli?

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    2. Lo farò, questo grande passo! *_* Edizione Bartezzaghi, che ne dici?

      Su Boncinelli: lui è un genetista, esimio divulgatore che ho spesso apprezzato in programmi televisivi (vedi quelli di Augias). Ha scritto un articolo relativamente al fantasy su di un supplemento dedicato alla lettura. Siccome l'idea di base che propone mi ha fatto rabbrividire (il titolo è: Contro il fantasy) e siccome in qualche modo c'entra anche H.P., l'ho citato in questo contesto!

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  8. Ottimo Post. Della saga ho letto solo il primo tomo grazie all'insistenza di mio figlio che è appassionato. Meravigliose descrizioni, scrittura incisiva e vivace. Non sono riuscita a innamorarmene, probabilmente perché non amo il fantasy con maghi e superpoteri. Comunque tanto di cappello alle abilità scrittorie della Rowling ;)

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    1. Ciao, Rosalia, grazie per aver apprezzato.
      Come scrivevo più sopra, non si tratterebbe neppure di un fantasy classico.
      Ne sono prova io stessa, che non leggo fantasy se non si tratta al massimo di Tolkien, nel quale c'è un rigore assoluto nella costruzione, quindi finisce col piacerti.

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  9. Che post meraviglioso, bravissima! Harry Potter ha segnato tutta la mia adolescenza, da quando lo scoprii a 10 anni fino a quando lo terminai a 18.
    Ho un debito immenso nei confronti di questa donna (che per inciso oltre ad essere una grande scrittrice è anche una gran bella persona), così come milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Credo che non possa esistere appagamento maggiore nella vita, saper di aver fatto davvero la differenza con la tua arte.

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    1. Felice che ti sia piaciuto, grazie.
      Ho letto di alcune sue iniziative benefiche, come ad esempio devolvere i proventi degli ultimi due libri a una buona causa. Questo certamente fa di lei una persona che vive il proprio mestiere in maniera totale, toccando anche aspetti del sociale. Di solito gli scrittori non hanno questa particolare sensibilità. Anche quelli celebri e decisamente ricchi grazie ai loro libri, è difficile che pensino di condividere anche una piccola parte della propria ricchezza.
      Questo fa della Rowling una persona anche "comune" come spesso si definisce.

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  10. Non ho letto i libri della saga. Ho visto i primi cinque film, poi ho cominciato ad avvertire una sensazione di ripetitività e mi sono astenuto dal vedere i successivi.
    Molto bello, in ogni caso, il post e per me consolante la frase "Un grande romanzo ha bisogno di anni per essere progettato e costruito". Ci sono allora delle probabilità che io stia scrivendo a mia volta un grande romanzo ;-)

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    1. P.S. Quando ho condiviso questo post su Facebook è successa una vera magia... son rimasto a bocca aperta :O

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    2. Credo che partire dal presupposto di stare dedicando realmente il proprio tempo alla scrittura, sia cosa buona e giusta per sperare di essere uno scrittore. :)
      Ho notato anch'io, succede una cosa assai bella.
      Grazie per averlo condiviso.

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  11. Per una strana combinazione ho avuto il piacere di sentire, durante una conferenza pubblica, Beatrice Masini, la più «longeva» traduttrice della saga, parlare della Rowling. Quello che mi ha più colpito di quanto ha detto, è il fatto che tutto il mondo di Harry Potter e delle trame che gli ruotano attorno, è nella mente della scrittice e di nessun altro. Tutto è emanazione della sua fantasia. Questo pare logico per noi formiche, ma quando un libro viene lanciato a livello globale, in tutti i paese contemporaneamente, ci si immagina chissà perché schiere di comprimari che aiutano, scrivono parti, collaborano a stesure. Invece nel suo caso il mondo di Harry Potter è in mano solo a lei.

    Poi a livello mondiale vengono reclutate le migliori menti per adattare le scelte della Rowling in ogni contesto specifico, adatto ai lettori locali. Per esempio, i nomi dei personaggi cambiano da paese a paese, e questo non per snaturare l'autrice, ma nel tentativo di pensare come penserebbe l'autrice nelle varie lingue.

    Helgaldo

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    1. Riguardo alle traduzioni la Rowling ha espresso diverse opinioni.
      La traduzione dall'inglese all'americano, per esempio, ha comportato alcune modifiche - la parola "jumper" cambiata in "sweater", altrimenti si sarebbe creduto che i tre ragazzi indossassero dei grembiulini. Poi invece non è stata d'accordo sulla sostituzione della parola "mum" con "mom", lo disse chiaramente, "La signora Weasley non è una mom".
      Ci sono a suo parere sostituzioni aberranti: nella traduzione spagnola il rospo di Neville Paciock è diventato una tartaruga, e ciò a suo parere è assurdo perché se puoi perdere un rospo non accade lo stesso con una tartaruga.
      Come ho scritto più sopra, non le è piaciuta la traduzione italiana di "Dumbledore", che è diventata "Silente". Cito le sue parole:
      "La traduttrice si è basata sulla parola "dumb" nel cognome, che significa "muto". In realtà "dumbledore" è l'antico nome del calabrone. L'ho scelto perché avevo un'immagine di questo mago benevolo, sempre in movimento, intento a mormorare tra sé, e poi mi piaceva il suono della parola. Per me "silente" è una totale contraddizione".
      Insomma, alcune edizioni nel mondo non la convincono in alcuni aspetti.
      Belle le osservazioni di Beatrice Masini, la traduttrice storica della saga. Mi piace questo dettaglio che può cogliere solo chi è "dentro" la scrittura, ovvero l'autore e ciò che fa nella sua versione originale.

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  12. Ho letto tutti i libri della saga di Harry Potter, e alcuni ho voluto leggerli in inglese per rendermi conto fino in fondo della qualità della scrittura. Mi sono piaciuti tutti moltissimo, e ho visto anche come l'autrice ha adattato la scrittura dal primo, più tarato sull'età infantile, rispetto agli ultimi, decisamente più adolescenziali.

    Sapevo a grandi linee delle difficoltà incontrate dalla Rowling a livello esistenziale, e da qualche parte avevo letto che aveva ricevuto addirittura 25 lettere di rifiuto dalle case editrici. Leggendo il tuo post, direi che alla fine ha ricevuto un riconoscimento meritatissimo, ma mi domando anche quante Rowling ci siano a questo mondo che non riceveranno mai un riconoscimento al loro talento, pur piccolo. Questo mi intristisce sempre, ma mi porta difilato alla considerazione successiva.

    Per quanto riguarda la frase "E finalmente compresi qual era la cosa più importante per me. Amo scrivere questi libri. Dubito che qualcuno si diverta a leggerli più di quanto io mi diverta a scriverli" è quello che tengo sempre ben presente quando scrivo: impegno, ma soprattutto divertimento. In fondo ho la fortuna di non dover scrivere per vivere, e ho un lavoro che mi piace e che mi fa contribuire all'economia domestica. Quando scrivere diventa soltanto fatica, frustrazione e ricerca di risultati più o meno immediati, cerco di ritararmi immediatamente.

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    1. Ammiro tutti coloro che riescono a leggere la versione originale di libri amati. :)
      Penso anch'io alle tantissime Rowling che non saranno mai scoperte. Uno degli aspetti del post voleva appunto essere questo: lei si è rivolta a un agente letterario che ha presentato il libro alle case editrici. Forse questa è la mossa più appropriata? Farsi presentare o garantire in qualche modo da qualcuno?

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  13. Ahia, io casco male: mi ha sempre affascinato il fenomenale successo di Herry Potter, ma non ho mai letto un libro della saga. Con i miei figli, poi, ho seguito la storia grazie ai film in tv che, però, mi annoiavano tantissimo, a dire il vero. Partivo animata di buona volontà, cercando di assecondare il loro entusiasmo e poi a metà corsa mi addormentavo sul divano. 😖
    Il secondogenito ha voluto i libri e li ha letti quasi tutti, mi ha invitato a leggere il primo, così, per provare, mi dice e, forse, lo farò. Intanto anche il grande mi sta lavorando ai fianchi per convincermi a leggere "Il signore degli anelli".
    In ogni caso, la bella storia che hai raccontato della Rowling sembra una di quelle favole raccontate solo dalle trame di un film. Invece è vera e questo contribuisce a rendere ancora più affascinante il mondo che ruota attorno al personaggio e alla sua fortunata, ma soprattutto brava, autrice.

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    1. Marina cara, non saranno stati finora poco persuasivi 'sti ragazzi? :)
      Guarda, tenta col primo. E' tutta una questione di feeling: se ti prende quel non so che, allora desidererai andare avanti fino alla fine. Considera che è pure una fortuna avere l'opportunità di leggerli tutti di fila, senza dover aspettare, come facemmo noi altri all'epoca, che uscisse il tomo agognato successivo.

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    2. Conosci, a questo proposito, la storia dei prigionieri di Guantanamo dell'era Bush a cui venivano letti come tortura i libri di Harry Potter? La tortura si basava sul principio che l'Islam rigetta la magia. Quello che poi è successo, da un certo punto in avanti, è che i prigionieri hanno cominciato ad attendere con ansia di conoscere il seguito delle vicende del maghetto.

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    3. Davvero? Sapevo che è una delle saghe più lette a Guantanamo ma non che fosse utilizzato all'inizio per tormentare i detenuti islamici.
      Sul fatto che la saga, avendo come leit motiv la magia, abbia suscitato le ire e l'ostruzionismo di sette religiose sapevo già qualcosa, ma ho volutamente evitato di scendere nei particolari.

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  14. Gran bel post Luz!
    Ho letto tutti i libri della saga sia in iitaliano sia in inglese, e seppur la nostra traduttrice ha fatto un buon lavoro, devo dire che ho apprezzato più la versione originale in inglese.
    Il mio primo approccio è stato con il terzo libro, e mi sono resa subito conto che dovevo leggere gli altri volumi se volevo capire. Il primo (quello con le splendide illustrazioni della Riglietti) non mi ha subito conquistato, l'ho trovato strano alla prima lettura. L'ho apprezzato più avanti, quando ho letto il quarto, e me lo sono riletto. Ogni tanto li rileggo tutti, quando ho voglia di qualcosa di bello 😉
    Sul metodo di scrittura della Rowling non posso che approvare, molti dei suoi atteggiamenti e approcci sono gli stessi miei 😅
    È una donna in gamba e il suo riscatto se l'è conquistato!
    Mi hai svelato alcuni particolari che non conoscevo sulla sua vita, e ho trovato il post interessante.
    Marina

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    1. Non sei la prima persona che sento abbia cominciato dal terzo libro della saga. Che per altro è a mio parere il più avvincente, quello che consolida tutti gli avvenimenti dei primi due. Io ho sentito un certo "sfaldamento" nel quarto libro e settimo libro.
      Cominciare dal terzo e poi come in un flashback andare a cercarsi tutti i dettagli leggendo i primi due... perché no, può essere un possibile approccio.
      Grazie per aver apprezzato il post. :)

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  15. Ma che bello questo post è che bella storia!
    Ho letto tutti i libri della saga, visto i film, ma non conoscevo nei dettagli i retroscena della vita della Rowling e il tuo racconto mi ha emozionato.

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    1. Contenta che ti sia piaciuto, Clementina. Di fatto, sulla vita della Rowling si potrebbe sviluppare una sceneggiatura cinematografica. Di libri ne sono usciti tanti, alcuni autorizzati altri no, chissà che prima o poi non ne venga fuori un film. Il "caso" Harry Potter è talmente gigantesco che tutto è potenzialmente un business. :)

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  16. Ciao Luz, sono una che legge qua e là ma commenta pochissimo, ma su questo tuo post che mi ha regalato chicche che non conoscevo, non ho resistito.
    Pensa che per l'uscita del secondo libro- la camera dei segreti- ero ad attenderlo a mezzanotte in una libreria in centro a Bologna. Purtroppo non so l'inglese.
    Ho sempre erroneamente pensato che il linguaggio della Rowling e le emozioni che regala: con sagacia, suspense, ilarità e anche noia (occorre maturazione e crescita per reggere la noia) fosse legato all'età dei suoi piccoli lettori che crescevano insieme al protagonista. I film li trovo troppo tetri e non bilanciati con il resto, però godibili.

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    1. Ciao, Anna Maria e benvenuta qui.
      Non mi meraviglia quell'attesa a mezzanotte fuori dalla libreria. Si può creare anche in un adulto questa aspettativa carica di emozione. Concordo riguardo ai film.

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  17. Harry Potter mi ha fatto compagnia nelle mie sere da studentessa universitaria. Mi spiace non averlo letto a dodici o tredici anni, ma il fatto di essere dell'80 proprio come Harry lo ha reso speciale per quelli del mio anno, che ci hanno visto un sacco di ricordi della loro vita dentro.

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    1. Mi capita di pensare come mi sarei divertita se avessi letto la saga da giovanissima. Io ne avevo 30 di anni e mi sentii esattamente come mi sarei sentita a 14. Ci sono aspetti dentro di noi che gli anni non cancellano... per fortuna. :)

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  18. Bellissimo post, si vede che ci hai dedicato davvero molto amore e impegno. Alcune cose le sapevo, altre no e sono stata felice di scoprirle grazie a te. Purtroppo ho iniziato a leggere Harry Potter all'ultimo anno di superiori, per cui non è stata esattamente una lettura che ha accompagnato la mia infanzia, ma non ho potuto fare a meno di affezionarmi subito al suo mondo e ai suoi bellissimi personaggi. Non penso che la Rowling sia un'autrice impeccabile, ma con Harry Potter veramente è riuscita nel suo piccolo a cambiare un po' il mondo e penso che la sua storia possa essere di ispirazione a molte persone che, come lei prima, si trovano in difficoltà. Grazie davvero per questo post :)

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    1. Grazie a te per essere passata e avere apprezzato.
      Sì. la Rowling non è certo una Yourcenar, possiede quel giusto mezzo nelle cose che riguardano la narrativa. L'idea di base ottima e poi uno stile che si vede si è costruito negli anni, da una passione coltivata da piccola. Insomma, il sogno di ogni scrittore.

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  19. Non conoscevo tutti questi dettagli della storia, ma li ho appresi volentieri da questo bell'articolo su una saga che ho amato molto fin dal ragazzina e sulla sua autrice davvero speciale. :)

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    1. Contenta che ti sia piaciuto, Cristina. :)

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  20. Uno degli articoli più belli e interessanti al riguardo, davvero!
    Alcune cose già le sapevo, ma vederle messe tutte insieme e in ordine cronologico, unite a pezzi a me sconosciuti, è stato interessantissimo.
    Che dire, HP è stato parte della mia infanzia. Come molti della mia generazione, è stata questa saga ad appassionarmi alla lettura. Ho letto e riletto i libri tante volte e, anche se ormai non ne sono pazza come anni fa, rimane uno dei ricordi più belli di quand'ero bambina:)

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    1. Io non li rileggerei, ho ancora tanto da leggere che non penso mi ritufferò in questa lunga saga. Come dici tu, oggi forse la guarderemmo con occhi diversi. E' stato bello esserne lettori esattamente nell'epoca in cui prendeva forma.

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  21. Passo per un saluto:-) Buone vacanze!

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