lunedì 31 ottobre 2016

Plastinazione

Un avvertimento: questo post è per stomaci forti. Facile pensare che di conseguenza io lo sia, invece non è così. Questo argomento, la plastinazione, fu a lungo discusso nel forum che amministravo in un thread che durò per giorni, in cui in molti commentammo da posizioni differenti e ciò servì almeno in parte a comprendere meglio un fenomeno che dilagava in quelle settimane, il grande successo della mostra dell'ideatore di questa tecnica, il tedesco Gunther von Hagens. 
Cos'è la plastinazione? Una tecnica di imbalsamazione e solidificazione dei corpi, consistente nella sostituzione dei liquidi corporei con polimeri di silicone. In sostanza, un corpo umano viene prima imbalsamato e dissezionato, viene poi privato di tutto il liquido che contiene, viene posizionato in una determinata posa - quella che assumerà nel museo in cui verrà esposto - per poi essere solidificato. 
L'anatomopatologo-artista continua a esporre di tutto, esseri umani di ogni età, sconfinando nel mondo animale, ottenendo un successo planetario: si parla di più di 35 milioni di visitatori in tutto il mondo. Qui  vedete alcune riproduzioni delle sue plastinazioni, ho cercato di scegliere quelle più "accettabili".

martedì 25 ottobre 2016

Quando bocciare non serve. Storia di Viola.

Mi soffermo oggi su uno dei temi più scottanti della scuola, che tocca per altro argomenti delicati come la valutazione. Ringrazio chi avrà la pazienza di leggere qualcosa che nel ricordare è venuto fuori come un fiume in piena.
Rivango il caso di qualche anno fa, io avevo una cattedra in una scuola dove rimasi per diverso tempo e dalla quale chiesi poi il trasferimento. Una ragazza di 15 anni, bocciata già una volta in seconda media, riportò diverse insufficienze a fine anno e venne nuovamente fermata nella stessa classe. Un epilogo, in tal caso, che secondo me non ebbe alcun senso. Vediamo il perché. Si tratta di scuola media, scuola dell'obbligo, in cui si svolge il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, non per tutti indolore, anzi per alcuni del tutto rovinoso. Il caso di Viola - il nome è fittizio - fu quello di una ragazza con dei genitori presenti "a singhiozzo", una ragazza che non aveva assolutamente voglia di studiare, ma dotata di una certa intelligenza e velocità. Si assentò per diversi giorni durante l'anno per ragioni di salute, e per la maggior parte delle volte non produsse, non agì, non partecipò. Io, che trascorrevo nella classe 9 ore settimanali, sapevo per certo che Viola avrebbe potuto recuperare in men che non si dica se lo avesse voluto. Solo che era disorganizzata, presa dai suoi sospiri amorosi, circondata sempre dai compagni, "una di loro", una sorta di maschiaccio leale e volenteroso in amicizia. Viola era una ragazza in gamba, ma non poteva farcela da sola. Scriveva dei temi di certa consistenza, riversando negli scritti il suo mondo e i suoi sogni, ma gli orali languivano. Mi capita di pensare che se fossi riuscita a portarla  in terza, dove gli argomenti si fanno interessanti sull'attualità, Viola avrebbe potuto trovare una sua nicchia, finalmente prendersi la licenza media e poi fare una scuola di formazione professionale.

giovedì 20 ottobre 2016

Insieme raccontiamo... Esercizi di scrittura con Myrtilla.

La buona Myrtilla giunge al 14° appuntamento di scrittura condivisa e finalmente rispondo anch'io all'appello. Myrtilla scrive un incipit - il suo ultimo post a riguardo si trova qui - ciascun partecipante risponde con un explicit e resta un brevissimo racconto che inizia e si conclude. Ebbene, mi butto anch'io. Lo scenario questa volta è autunnale e se entriamo in questa atmosfera ne percepiamo i colori e la temperatura. 
Eccovi incipit e mio explicit.

Seduta ai margini del bosco sotto alla vecchia quercia spoglia rimuginava. Un peso le gravava sulla coscienza. Forse era giunta l'ora di liberarsene ma con chi parlarne? A chi rivolgersi? Chi avrebbe capito?
D'un tratto il tappeto di foglie ingiallite dall'autunno scricchiolò vicino a lei. Si voltò.

sabato 15 ottobre 2016

Sul Premio Nobel a Bob Dylan

Lo scorso giovedì è stato un giorno strano. Muore Dario Fo, l'immenso ultimo giullare - al quale dedicherò un post apposito - e Bob Dylan riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Notizie spiazzanti, ma soffermiamoci sulla seconda. Il Nobel a Dylan ha suscitato una ridda di polemiche e parimenti l'applauso di tutti i suoi fans e dei cantautori, che si sono visti riconosciuti il merito di poter essere annoverati fra i poeti, fra coloro che contribuiscono a "fare letteratura". Mi sono schierata con il primo fronte, pur non andando a ingrossare le fila di coloro che se ne sono detti perfino "nauseati". Il capofila di questi ultimi probabilmente è stato Baricco, che continua a dividermi fra il suo narcisismo e ciò che di bello e buono ha scritto, ma al quale non potrei dare torto quando sostiene: "E' come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c'è una bella musicalità nella sua narrativa". 

martedì 11 ottobre 2016

Sulla scrittura e il gusto di inventar storie.

Eccoci al primissimo post che riguarda un argomento assai delicato: la scrittura. Devo imparare a sentirmi a mio agio in questo tema, perché non saprei fino a che punto sia legittimata a scriverne. Insomma, scrivere di scrittura è un azzardo che di buon grado riservo a chi di fatto scrittore è. Diciamo che mi prendo l'arbitrio di farlo perché mi dichiaro una buona lettrice e per il mio esperimento di scrittura che è il romanzo di genere storico che scrissi anni orsono. 
Il mio pensiero di base: se siamo abbastanza in gamba da inventarci un soggetto molto interessante, dobbiamo esserlo altrettanto nel raccontarlo. Il cosa e il come perfettamente in armonia. Raccontare è un'arte e lo si può fare nei tanti modi che l'uomo ha inventato, dipingendo, fotografando, disegnando dei fumetti, narrando in palcoscenico o scrivendo brevi racconti o lunghi romanzi. Per scrivere bene, bisogna anzitutto leggere bene, leggere gustando ciò che abbiamo dinanzi, assimilare, metabolizzare un intreccio.

giovedì 6 ottobre 2016

Genitori rappresentanti di classe

Torniamo a occuparci di scuola e in particolare di questa funzione scolastica. Scriverò da insegnante. Credo che sia una funzione molto importante, oltre che utilissima. Frutto di una politica che ormai pone il genitore a stretto contatto con la realtà scolastica, responsabile e responsabilizzato quanto insegnanti e adulti tutti, essere rappresentanti dei genitori dovrebbe essere uno strumento utilizzato al massimo dalle parti coinvolte. A volte noi prof ci sentiamo abbastanza soli dietro la cattedra. Bisogna inventare metodi, soluzioni, essere sempre al massimo, somministrare contenuti, proteggere, tutelare, aiutare, educare. Impossibile, dico io, senza l'apporto di una parte fondamentale di questa relazione educativa: i genitori. Nella maggior parte dei casi, i genitori non si rendono ben conto di quanto sia importante la loro "presenza". Esserlo, significa essere d'ausilio all'insegnante, in tutte le forme e i modi possibili. Mai porsi come "al di là della barricata", semmai essere assieme, oserei dire complici, nell'educare i ragazzi. Nella riunione di inizio anno sono sempre molto diretta su questo aspetto. Col tempo, i frutti non tardano ad arrivare, ma solo per quei casi in cui il genitore è stato "intuitivo" e sa valorizzare questa opportunità.