giovedì 30 giugno 2016

Arcani Tour #14 – Il Mago (Guest-Post di Marco Lazzara)

Il primo dei guest-post di Io, la letteratura e Chaplin è di Marco Lazzara, che approda qui per una delle tappe del suo Arcani Tour,  con la carta Il Mago, che ho scelto perché ho sentito fin da subito congeniale al mio... lato artistico. Lo ringrazio per questo gustoso articolo in cui racconta una delle tipiche défaillance teatrali, appartenente in particolare ai neofiti del teatro. La parola a Marco. 

L’Arcani Tour è un giro promozionale del mio secondo libro, Arcani, per i blog che decidono di ospitare l’iniziativa. Il blogger che partecipa deve scegliere una carta dei Tarocchi, ognuna delle quali nel mio libro è rappresentata da un racconto, e riceve in cambio da me un guest-post correlato. Luz (che ringrazio dell’adesione) ha scelto la carta de Il Mago.

La Carta: “Il Mago, conosciuto anche come Il Bagatto, è via via il giocoliere, l’alchimista, il prestigiatore, il ciarlatano; rappresenta l’abilità e l’intelligenza, ma anche gli inganni che grazie a esse si possono perpetrare. Quindi, da una parte l’artista, l’ingegnere, il costruttore, dall’altra il truffatore.”
Il racconto nel mio libro: Si tratta di Giocattoli, dove una coppia di criminali cerca di mettere le mani sul denaro di una giovane vedova e del suo bambino...

Un Episodio di Improvvisazione Teatrale
“Illustri colleghi. Tra poco sarà in mezzo a noi l'illustre professor Bolibine, che, con la preziosa invenzione del cavallo, ha dato nuovo lustro a tutto il mondo civile, rendendo un inestimabile servizio alla causa del progresso che noi tutti serviamo. Pensate: aver inventato il cavallo. Un animale così utile e così nobile. Noi non esitiamo a proclamare il Bolibine un benemerito dell'umanità.”
Achille Campanile (1899 - 1977)
Correva l’anno 1998 e a quel tempo io ero in terza media. Nella mia vecchia scuola era tradizione che alla fine dell’anno scolastico gli studenti di terza mettessero su uno spettacolo teatrale. A occuparsi della regia erano il mio professore di Matematica assieme a un insegnante di Educazione Artistica già in pensione. Quell’anno avevano deciso di rappresentare quattro commedie di Achille Campanile (1899-1977), autore del teatro dell’assurdo. Si trattava di Centocinquanta la Gallina Canta, Visita di Condoglianze, Delitto a Villa Roung, L’Inventore del Cavallo.
Io avevo un ruolo in tutte e quattro: nella prima ero il protagonista, che battibeccava con la moglie e con gli altri personaggi sul testo di una filastrocca; nella seconda, incentrata su di un equivoco durante una visita di condoglianze, avevo una particina; nella terza ero un investigatore che, assieme al suo assistente, doveva scoprire chi fosse l’assassino in una parodia del giallo all’inglese; nell’ultima ero nientemeno che l’inventore del cavallo. In questa commedia, un gruppo di letterati e scienziati, l'Accademia degli Immortali, sta per conferire un premio al professor Bolibine, inventore del cavallo, per la sua eccezionale invenzione; quando poi sotto le finestre della sala cerimonie passa un reggimento di cavalleria in parata, viene rivelata ai presenti la verità: il cavallo esisteva da prima che Bolibine lo inventasse. Così, sopraffatto dalla vergogna, non gli resta che uccidersi: estrae una rivoltella e si spara alla tempia, ma restando comunque in posa per un’ultima foto.



Rappresentammo lo spettacolo una mattina nel teatro che si trova nel centro storico di Moncalieri, la mia città. Le prime tre commedie erano andate bene e il pubblico si era divertito; mancava solo l’ultima. Mi trovavo in camerino a ripassare a mente le battute, quando all’improvviso, pochi minuti prima di dover entrare in scena, mi resi conto con sgomento di essere senza la pistola e di non avere la minima idea di dove questa fosse stata messa. Cominciai a cercarla dappertutto, ma senza successo. In preda al panico, provai allora a cercare qualcosa che, da lontano e con molta fantasia, potesse almeno sembrare una pistola: mi infilai perciò nel camerino vuoto delle ragazze e afferrai la prima cosa che potesse andare bene, la misi nella tasca della giacca e mi precipitai dietro le quinte, giusto un attimo prima di entrare in scena. Con in sottofondo la Marcia dei Gladiatori di Fučik, feci il mio ingresso trionfale sul palco. Avevo in testa un parruccone tipo aristocratico francese e recitavo con un terrificante finto accento tedesco.
Come da copione, alla fine venne fuori la verità sul mio personaggio: eravamo all’epilogo, in cui avrei dovuto spararmi. Mi alzai, cercando nel frattempo di pensare velocemente a cosa fare: fino a quel momento ero stato impegnato a recitare le mie battute e la questione della pistola mi era passata di mente, ma ora eccola lì che mi si presentava in tutta la sua drammaticità. Purtroppo non mi venne in mente nulla, per cui l’unica cosa che potei fare fu ricorrere a ciò che tenevo nella tasca: presi quindi un tubetto di mascara, me lo puntai alla tempia sperando sembrasse la canna di una pistola e, facendo finta di impugnarne il calcio, mi sparai, aiutato dal rumore preregistrato di un colpo d’arma da fuoco.




C’è qui da dire che esiste un interessante principio nella costumistica teatrale: la lontananza altera le percezioni. Dei semplici abiti di scena sembreranno al pubblico, seduto a grande distanza, dei magnifici costumi; un trucco poco curato, da lontano, sembrerà realizzato ad arte; uno sfondo dozzinale apparirà, sempre da lontano, una meravigliosa scenografia. Un gioco di illusioni, ma è proprio questa la magia del teatro.
D’altra parte spesso siamo naturalmente condizionati in quello che vediamo e il nostro cervello può venire ingannato molto facilmente: se si pensa che debba esserci una pistola, verrà vista una pistola, anche se questa effettivamente non c’è. Basti pensare che negli occhi è presente una zona priva di fotocettori (il punto cieco): in sua corrispondenza, in teoria, non dovremmo vedere nulla, ma questo non succede perché il nostro cervello ricostruisce virtualmente la parte mancante. Perciò viene quasi da chiedersi se il mondo che osserviamo sia davvero quello reale oppure se si tratti solo di una costruzione realizzata ad arte dal nostro cervello.
Insomma, mi sparai con una mascara e nessuno se ne accorse.
Per seguire gli altri post dell’iniziativa, vedi: http://tinyurl.com/hap3fs3

Facciamo una riflessione sull'abilità dell'artista a nascondere un momento di "perdita di equilibrio" ed estendiamola al ricordo di quel giorno in cui riuscimmo a far fronte a un'emergenza preoccupante con una buona idea...

21 commenti:

  1. Ho un ricordo, ormai vago, di un giorno lontano in cui dovevo presentare insieme a due altri miei compagni di classe un plastico realizzato con cartone per un esame. A separarci dal professore che esaminava chi ci precedeva c'era solo una sottile parete di legno che divideva in parte la stanza. Mentre il professore portava avanti l'esame, noi lavoravamo freneticamente al completamento del plastico prima che fosse il nostro turno. Ce la facemmo in extremis, ma la riuscita era tutt'altro che scontata.

    P.S. Marco Lazzara è stato anche per me il primo guest-blogger ospitato nel blog.

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    1. A me una cosa del genere (il plastico, intendo) è capitata di farla a un colloquio di lavoro...

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    2. Ivano, mi fai pensare al fatto che io non sarei mai potuta arrivare in extremis ad un esame. Mi capitava solo quando condividevo un lavoro con alcuni compagni, che capitavano puntualmente ritardatari (ossimoro voluto).
      Davvero il tuo primo guest blogger? Vorrei leggerne il post.

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    3. Basta che vai sul mio blog, a destra c'è l'elenco dei guest-post dell'Arcani Tour. :)

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  2. Beh ottima soluzione XD Temo che io avrei semplicemente puntato alla tempia le dita (indice - pollice) della mano XD
    Però... Marco ne hai fatta d'esperienza in campo teatrale :O Ricordo che avevi già parlato di un ruolo, forse in una tragedia shakespeariana? o.O
    Bel post! Evviva l'Arcani Tour!
    E ciao Luz ^__^

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    1. In questi ultimi anni, ripensando a questo episodio, mi sono chiesto anch'io come sarebbe venuto se avessi adottato anch'io la soluzione della mano! Sarebbe stata una bella trovata, essendo il teatro dell'assurdo di Campanile! :)
      Sì, ho avuto un po' di esperienza nel teatro: ho recitato per 6 anni, di cui 4 nella compagnia teatrale del mio vecchio liceo, comprensivo di un ruolo shakesperiano. Ancora oggi conservo gelosamente tutti i copioni!
      Ciao e grazie, Glò! :)

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    2. Mi sa che dovrai pubblicare un bel post esclusivamente sulle tue esperienze teatrali, Marco. Potrebbe essere un giorno il secondo guest post!

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    3. Può darsi! Ci sono momenti che ci ripenso con un po' di nostalgia... :)

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  3. Post molto gustoso e complimenti per l'escamotage dell'ultimo momento per sopperire alla mancanza della pistola! Probabilmente anch'io avrei fatto come Glò e avrei puntato le due dita alla tempia. Però il mascara è andato benissimo, pensa se tu avessi usato una banana. Lì anche il più distratto degli spettatori si sarebbe accorto che qualcosa non andava! O magari sarebbe andata bene pure quella.

    Non sapevo che tu avessi tanta esperienza di teatro, molto interessante questa cosa. Mumble... mumble... Alla prossima! :-)

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    1. Essendo teatro dell'assurdo, una banana avrebbe di certo avuto un effetto interessante, ma lo stesso straniante. :)
      Sì, ho fatto molto teatro in passato... e per fortuna, perchè a breve questa cosa potrebbe tornarmi utile, anche se per un contesto molto diverso...

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    2. Ecco, di quel contesto e di questo possibile tornarti utile, vorrei sapere tutto. Difficile trovare blogger con cui condividere un pezzetto di teatro, guardato o svolto.

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    3. E' un tipo diverso di recitazione... perché è in solitaria, davanti a una telecamera. E' una cosa che dovrò fare per lavoro tra qualche mese. Stiamo ancora definendo i dettagli, ma a quanto mi diceva un mio collega che ha già registrato delle cose è piuttosto complesso, oltre che molto stancante. :)

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    4. Se riguarda la recitazione, può essere contenuto in un post che sto ideando. Stay tuned.

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  4. Ciao Luz,
    ho trovato il tuo profilo da Glò e sono venuta a sbirciare nel tuo blog e così ho conosciuto le tue molte passioni che anch'io condivido da sempree quindi mi sono aggiunta ai tuoi lettori.Ho letto nel commento da Glò che hai intenzione di partecipare al gioco"A CENA CON", mi farebbe molto piacere e sono anche molto incuriosita a proposito del tuo eventuale ospite!Passa quando vuoia presto:-)Marilena

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    1. Ciao, Marilena e benvenuta. Sì, parteciperò volentieri alla "Cena con". Per restare in tema, visto che è uso fra blogger. Mi piacerebbe leggessi questo post ed scrivessi un tuo commento.

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    2. Ciao Luz,
      innanzitutto mi scuso per non aver dato spazio, nel mio primo commento, al post di riferimento:non lo faccio mai in ossequio alla netiquette e inoltre non sono affatto esperta della pratica del Guest blogging, ma la fretta è una cattiva consigliera.
      Venendo al tema,i miei ricordi sono 2:
      Primo ricordo: celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, recita scolastica in teatro,io scolaretta di terza elementare recito una poesiola sul Tricolore e dopo il nastro verde e quello bianco in tasca del grembiulino mi ritrovo solo il mio fazzolettino rosa: sventolo quello con l'ultima strofa e applausi a non finire, solo la mia cara maestra Emilia sospirò certamente.
      Secondo ricordo: abbiamo la fortuna in paese di avere un bel teatro e L'Associazione Teatro Spettacolo,assai attiva.
      In uno dei primi spettacoli mio figlio Michelangelo,allora undicenne, aveva varie entrate con una battuta tormentone " scusate, avete visto il mio astuccio?" e alla fine entrava finalmente con l'astuccio in mano...alla seconda replica entrò con una ciabatta.
      Mi scuso per essermi dilungata...e non avrei finito, perché anche il mio babbo era l'animatore di una filodrammatica dell'epoca, ma non voglio approfittare oltre!
      Ho cercato di rimediare alla mancanza iniziale e mi rendo conto che mi sono dilungata come non mai...la penitenza non l'ho fatta io , ma chi ha la pazienza di leggere fino in fondo!:-)

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    3. Cara Marilena, hai recuperato facendo le cose in grande! Ma è meglio così, perché ho con ciò l'occasione di conoscerti meglio e rendermi conto che anche tu hai a che fare col teatro e con esperienze vissute o a cui hai assistito.
      Sarebbe bello creare un "meme", ovvero un'iniziativa che coinvolga altri blogger con argomento teatro, ci devo pensare un po' su.
      Mi fa piacere che tuo figlio abbia avuto l'opportunità di fare teatro, spero che abbia continuato, ma non parliamone qui, altrimenti si va fuori tema. Lo faremo nel post che creerò appositamente.
      Tuo padre animatore di una filodrammatica... wow. :-)
      Grazie per questo tuo commento e un abbraccio solidale, collega blogger!

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    4. Effettivamente c'ero rimasto un po' male nel vedere ignorato il mio post. Voglio dire, è come se fossi a cena a casa di un'amica e stessi raccontando qualcosa ai presenti; all'improvviso entra una, nemmeno si accorge che sto parlando e dice alla padrona di casa di passare da lei uno di questi giorni per un tè, e poi se ne va senza manco salutare.
      Comunque almeno ha un po' rimediato.

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    5. Grazie a Marco per la mezza assoluzione: "un po' rimediato.
      Mi sono scusata con la padrona di casa e lo faccio anche con te adesso
      Ho ammesso colpa, negligenza e ignoranza
      Non posso andare oltre, paranoia c'è n'è anche troppa,dentro e fuori la rete!:-D


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    6. A posto così, tranquilla. :)

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