sabato 30 gennaio 2016

Prima candelina...

Voilà, un anno è già passato. Un anno di blogging, un anno di idee condivise, di emozioni in scrittura, di commenti utili, di piacevoli scoperte nel mondo dei libri e tanto altro. Cominciai con questo piccolo ingenuo post su un accessorio ben noto: Gli occhiali.
Sono una blogger? Non so. Forse sono una blogger sui generis, che non può dedicare molto tempo a questo piccolo angolo virtuale, ma che ci tiene e tanto. Un anno passa in fretta, diverse cose ho imparato di questo mondo variegato e interessante, ma la vera esperienza è stata di essere stata spesso scelta e quindi letta da diversi amici blogger di grande esperienza. Fin da subito ho saputo che si scrive perché qualcuno ci dia conferma del nostro saper scrivere e se a questo si aggiunge l'essere apprezzati, beh, è tutto dire. Mi sento pertanto di condividere questo primo compleanno con i diversi blogger coi quali comunico spesso, perché appunto ci siamo scelti e apprezzati infinite volte. Sappiate che tanto mi avete insegnato, e che vi leggo, osservo, imparo. Questi siete voi, prodi bloggers:
1. Anzitutto ringrazio Glò, perchè in ogni momento si è resa disponibile e utile a fornire un consiglio, una mano, paziente e pronta a esercitare tutta la sua vivace intelligenza. Grazie a Glò e ai blogger con cui collabora in La nostra libreria
2. Ringrazio Cristina e il suo splendido Athenae Noctua, che seguo sempre ritrovandovi tanta parte dei miei studi classici.
3. Ringrazio Penny Lane di What we talk about when we talk about books, che ho conosciuto da pochi mesi e nelle cui righe leggo tutta la sensibilità e il suo amore verso i libri. 
4. Ringrazio Cristina M. Cavaliere, di Il Manoscritto del Cavaliere, per la sua simpatia, per l'amore verso la storia e i suoi post sempre ricchi di spunti.
5. Ringrazio Ivano Landi, di Cronache del Tempo del Sogno, per il garbo e l'eleganza con cui intesse ogni articolo, nel quale descrive ed esprime vasta conoscenza. 
6. Ringrazio Tenar, di Inchiostro, fusa e draghi, perché è un'insegnante tenace e ricca di idee e passione.
7. Ringrazio Maria Teresa Steri, di Anima di carta, per l'immenso repertorio sulla scrittura che è il suo blog.
8. Ringrazio TOM, di Obsidian Mirror, per quei primissimi commenti sullo sconfinato mondo dell'horror e gli spunti di osservazione sempre ottimi. 
9. Ringrazio Grazia Gironella, di Scrivere è vivere, per tutti gli articoli che hanno creato in me spunti di riflessione, per la grazia che ha non solo nel nome. 
10. Ringrazio Ludo, di Ludo's blog, per la simpatia e la disponibilità nelle sue visitine da queste parti. 
11. Ringrazio Myrtilla, di Myrtilla's House, per la simpatia e la creatività da cui non si può che imparare.
12. Ringrazio tutti coloro che qui non compaiono, che frequento meno e che passano di qui pochissimo, ma che ogni volta lasciano un loro segno importante.
Sappiate che ho imparato qualcosa da ciascuno di voi.
A adesso, che un nuovo anno-blog abbia inizio, con tanti post, articoli, idee, mondi da condividere e scambiare, libri da leggere, spettacoli da pensare, Bellezza da conservare. Sì, perchè scrivere in fondo non è che conservare la Bellezza, proteggerla e offrirle nuovi orizzonti. Buona scrittura a tutti.

martedì 26 gennaio 2016

Macbeth - William Shakespeare

Prima strega 
Quando ci incontreremo ancora, noi tre?
Nel tuono, tra i lampi, o nella pioggia?
Seconda strega
Quando il ribollio sarà finito,
quando la battaglia sarà perduta e vinta.
Terza strega 
Ciò sarà prima che tramonti il sole.

Nell'anno shakespeareano, in cui ricorrono i 400 anni dalla morte del Bardo, torna il desiderio di leggere e rileggere le opere di Shakespeare, al quale dedicherò un post a sé. Mi sono unita alla #maratonashakespeariana lanciata da Scrachbook, del quale Macbeth è la prima lettura, e volentieri ho riletto questa superba tragedia, forse meno amata rispetto alle altre, ma innegabilmente magnifica. 
Composta fra il 1605 e il 1608, Macbeth è una delle tante prove di Shakespeare dinanzi alla natura umana delle teste coronate, e anche qui il drammaturgo non esita a mostrare cosa può esservi dietro i gingilli di scettri e corone, quanto sangue sia necessario versare per il potere, quanto doppia può essere l'anima che punta inesorabilmente verso l'ottenimento di un obiettivo che nulla ha di etico. I personaggi sono tutti, nessuno escluso, grandissimi in ogni loro aspetto, ciascuno a servizio di questa storia nella quale possiamo immaginare una sorta di spirale verso il basso. E' così che visualizzo il Macbeth: un gorgo che ha una base ampia e si restringe in una specie di budello, cerchi concentrici che mi riportano agli Inferi narrati da Dante. Se Macbeth ha visto la stessa forma, probabilmente la immaginava rovesciata, non sa che ogni sua azione lo sprofonda verso l'abisso. 

sabato 16 gennaio 2016

Lessico famigliare - Natalia Ginzburg

Incipit: Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: - Non fate malagrazie!
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: - Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci! 

Uno dei miei propositi per questo anno nuovo è leggere quei classici imperdibili che finora hanno bellamente campeggiato sugli scaffali della mia libreria rimanendo intonsi, e ho cominciato con il celebre Lessico della Ginzburg. Questo libro è uno di quelli che s'ha da leggere, non fosse altro che per il suo rappresentare preziosa testimonianza dell'Italia fra le due guerre e dei decenni successivi al secondo grande conflitto. 
Il "lessico" del titolo si riferisce all'insieme di termini adoperati nella famiglia Levi - il nome da nubile della scrittrice, che era ebrea - pertanto la struttura portante di questo racconto è la quotidianità di una famiglia ebrea borghese che vive nella Torino antifascista degli anni fra le guerre. 
Il racconto è immediato, con tutta la coloritura di una spontaneità che rifiuta decisamente un piano iniziale e ordinato. I ricordi si susseguono uno dopo l'altro, non c'è divisione in capitoli, il tempo è all'imperfetto.

sabato 9 gennaio 2016

L'ora del tè: le stanze di Jane Austen e Virginia Woolf

Ed eccoci alla seconda parte di questo "dialogo impossibile" fra due grandi scrittrici inglesi. Tutto ciò che riguarda questo esperimento trovate qui, nella prima parte, dove le nostre si sono incontrate e hanno fatto conoscenza, scambiandosi qualche osservazione sulla condizione femminile. Ora immaginiamo che continuino a confrontarsi su questo interessante argomento, che è appartenuto loro intimamente, e che tutto si svolga attorno a un piccolo grande libro della Woolf: Una stanza tutta per sé.
La stanza è una specie di "hortus conclusus" per Virginia. Un luogo reale e allo stesso tempo una metafora di libertà.

Virginia Woolf:  Non potrei far torto al mio restante repertorio se dicessi che ho amato molto scrivere questo libro. Tutto nacque con una serie di conferenze che mi chiesero di tenere nelle università. Ero nota in vita, non mi sono mancati gratificazioni e riconoscimenti.
Avevo pubblicato alcuni scritti e il mio pensiero attorno al mondo femminile dell'epoca presto si diffuse. In questo piccolo saggio raccolsi, sullo sfondo di una finzione scherzosa (non v'è scrittore che possa farne a meno!), i miei pensieri che qualcuno decenni più tardi definì "femministi".