lunedì 2 novembre 2015

Kafka sulla spiaggia - Murakami

Incipit: - E così il denaro sei riuscito a trovarlo? - chiede il ragazzo chiamato Corvo. Il modo di parlare è il solito, un po' strascicato. Come di uno che si è appena svegliato dopo una lunga dormita e ha i muscoli della bocca ancora intorpiditi. Ma il suo è solo un atteggiamento: in realtà è perfettamente sveglio. Come sempre. 
Volto l'ultima pagina di questo romanzo e la sensazione è quella di svegliarmi da un sogno strano. Sono al mio terzo Murakami e penso di essermi trovata dinanzi a uno dei romanzi più belli e straordinari della letteratura contemporanea. C'è da precisare che Murakami non è per tutti. Che lo si ama o si detesta, che si arriva fino in fondo o lo si abbandona. Per me, che lo scoprii con Norwegian Wood, tutto ciò che scrive questo autore giapponese è impossibile da perdere.  
Qui ci troviamo di fronte a una sorta di "viaggio interiore" in cui si intrecciano visioni e situazioni anche surreali e per questo travolgenti, ipnotiche. Un punto di partenza, un punto di arrivo, congiunti da un ideale cerchio che si chiude e mostra un compimento finale dai contorni non nitidi, imperfetto, come la logica di questo intreccio legittimamente esige.
Mi piace Tamura, questo quindicenne alle prese con la ricerca di sé, in fuga da una vita che non sente appartenergli. Appena un ragazzo, ma maturo e di carattere, fragile nella misura in cui è ancora acerbo, incredibilmente solo e allo stesso tempo in grado di avvicinare persone che possono aiutarlo in questo percorso. Tamura è un ragazzo che cerca risposte a un trauma che ancora gli toglie il fiato talmente lo addolora, è in incognito e sceglie di chiamarsi Kafka, in linea al suo alter ego Corvo, questa entità che immagino inquadrata solo sulle labbra che si muovono appena e che pronunciano le parole giuste, quelle che il ragazzo vuole sentirsi dire al momento giusto.
In fondo, la storia di Tamura è un viaggio "edipico" che fa della sessualità il filtro attraverso il quale conoscere se stessi. Credo che questo aspetto sia il nucleo del romanzo. Ma non si può non notare che anche la Morte ha un suo ruolo principe. Pertanto Eros e thanatos giganteggiano in questo romanzo, si confrontano, si nutrono l'uno dell'altro, diventano strumenti di conoscenza. Raramente un intreccio risulta così ben congegnato e non banale, quando Amore e Morte inscenano un continuo duello. Le immagini scelte da Murakami sono volutamente spesso estreme, orrorifiche, spiazzanti, collocate su un'ideale soglia che divide la realtà dal sogno. La vicenda di Nakata, il vecchio-bambino che parla coi gatti e ha una missione fondamentale da compiere, sostiene la narrazione e ne diventa "asse portante". Murakami separa nettamente le due vicende, scegliendo la narrazione in prima persona con tempo al presente per Tamura e quella classica in terza persona con tempo al passato remoto per Nakata. Scelta perfetta per creare due piani narrativi e accompagnare il lettore in questo "inferno" interiore, dove le anime sono scandagliate e appartengono a un tempo-non tempo. 
Su tutto questo percepiamo lo stesso Murakami, con la sua passione per l'estremo occidente, che esprime mediante numerose citazioni di autori e opere. Credo che nella figura del bibliotecario Oshima ci sia molto dello stesso autore, imbevuto di cultura occidentale, al punto che questa diventa spunto di riflessione, esempio da seguire. E fra le passioni di Murakami non può non esserci la psicoanalisi, il nerbo di questo romanzo, in definitiva. 
Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa.

Murakami avrà ancora tanto da raccontarmi, molto resta ancora da leggere, la scelta è vasta. Penso sia uno di quegli autori dei quali non puoi perderti nulla, se te ne senti conquistato.  
«Il mondo sovrannaturale, alla fine, sono le tenebre del nostro spirito. Prima che nel diciannovesimo secolo facessero la loro apparizione Freud e Jung, che con la psicanalisi hanno illuminato l’inconscio, la stretta interdipendenza fra questi due tipi di tenebre era un fatto talmente ovvio da non meritare nemmeno troppi ragionamenti, e non era neppure considerata una metafora. Anzi, persino parlare di interdipendenza era un costrutto mentale. Prima che Edison inventasse la luce elettrica, la maggior parte del mondo era letteralmente avvolta da tenebre buie e nere. E le tenebre interiori, dello spirito, si fondevano con quelle esteriori, fisiche, senza nessun confine a dividerle, quindi erano strettamente collegate.» - See more at: http://poesia.blog.rainews.it/2012/04/22/haruki-murakami-kafka-sulla-spiaggia/#sthash.I4AhgYRa.dpuf
«Il mondo sovrannaturale, alla fine, sono le tenebre del nostro spirito. Prima che nel diciannovesimo secolo facessero la loro apparizione Freud e Jung, che con la psicanalisi hanno illuminato l’inconscio, la stretta interdipendenza fra questi due tipi di tenebre era un fatto talmente ovvio da non meritare nemmeno troppi ragionamenti, e non era neppure considerata una metafora. Anzi, persino parlare di interdipendenza era un costrutto mentale. Prima che Edison inventasse la luce elettrica, la maggior parte del mondo era letteralmente avvolta da tenebre buie e nere. E le tenebre interiori, dello spirito, si fondevano con quelle esteriori, fisiche, senza nessun confine a dividerle, quindi erano strettamente collegate.» - See more at: http://poesia.blog.rainews.it/2012/04/22/haruki-murakami-kafka-sulla-spiaggia/#sthash.I4AhgYRa.dpuf
«Il mondo sovrannaturale, alla fine, sono le tenebre del nostro spirito. Prima che nel diciannovesimo secolo facessero la loro apparizione Freud e Jung, che con la psicanalisi hanno illuminato l’inconscio, la stretta interdipendenza fra questi due tipi di tenebre era un fatto talmente ovvio da non meritare nemmeno troppi ragionamenti, e non era neppure considerata una metafora. Anzi, persino parlare di interdipendenza era un costrutto mentale. Prima che Edison inventasse la luce elettrica, la maggior parte del mondo era letteralmente avvolta da tenebre buie e nere. E le tenebre interiori, dello spirito, si fondevano con quelle esteriori, fisiche, senza nessun confine a dividerle, quindi erano strettamente collegate.» - See more at: http://poesia.blog.rainews.it/2012/04/22/haruki-murakami-kafka-sulla-spiaggia/#sthash.I4AhgYRa.dpuf

20 commenti:

  1. E' una vera stranezza che una buona parte delle frasi di questa tua recensione si adattino alla perfezione a un romanzo che ho letto questa estate: "Il minotauro" di Benjamin Tammuz. Anche lì la storia è un balletto di eros e thanatos, anche lì c'è un alternarsi di punti di vista tra presente e passato, anche lì il protagonista per restare in incognito assume il nome di Franz Kafka. Che pensare? Non ne ho propria idea.

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    1. Credo che il dualismo dialettico fra Amore e Morte si muova secondo propri canoni, probabilmente fissi. E poi vale la vecchia certezza che tutto sia stato già "inventato", il genio attualmente sta nel combinare in codici inediti un "cosa" che si ripete ciclicamente.

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    2. Capisco, ciò non toglie che tra i centinaia di nomi di scrittori possibili Murakami ne ha preso uno già usato da un'altro scrittore allo stesso scopo. Si vede che Murakami non conosceva il libro di Tammuz.

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  2. Ineressante il riferimento ad Eros e Thanatos, che, a ben pensarci, è una costante in Murakami: spesso siamo di fronte a personaggi molto contorti, presentati attraverso un'accentuazione della sessualità biologica (con poco spazio al sentimento o al sentimentalismo), un totale spiazzamento nei rapporti con le figure della famiglia o della coppia e l'immancabile rapporto con la morte. Sono d'accordo nel definirlo un grande romanzo, sicuramente uno dei migliori di Murakami, almeno fra quelli che ho letto. Credo che apprezzeresti anche 1Q84!

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    1. Credo di avere "scelto" questo scrittore e credo che leggerò col tempo tutto ciò che ha scritto. Sono contenta che lo apprezzi anche una finissima lettrice come te, con la quale è sempre interessante confrontarsi.

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  3. Bellissima recensione, questo libro è tra i prossimi che vorrei leggere, il terzo di Murakami. Questo autore scrive cose assurde e storie assolutamente non normali, ma lo fa in modo talmente meraviglioso che diventa impossibile smettere di leggere. Incredibile davvero. Un abbraccio

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    1. Sì, il suo pregio è catturare il lettore e portarlo per mano in questo mondo. Affascinante. Un abbraccio a te.

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  4. È il libro di Murakami che m'è piaciuto di meno. Per il 2016 mi attende 1Q84 :-)

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    1. Probabilmente attende anche me.
      Benvenuto fra i lettori del blog.

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  5. Cara Luz! Non l'ho ancora letto e non vedo l'ora di farlo *__* Concordo su quello che hai scritto a proposito dell'apprezzare o meno l'autore, che io ritengo danneggiato dalla stessa moda-Murakami e spesso banalizzato o male interpretato.
    Che voglia di riprendere la lettura di questo autore! :P
    La tua analisi mi è piaciuta moltissimo, quasi quasi il prossimo sarà proprio Kafka sulla spiaggia *__*

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    1. Cara Glo, non indulgo mai alle mode, men che meno quelle di carattere editoriale. Murakami non è per tutti, e questo mi piace, ecco, preferisco le nicchie alle grandi piazze. ;-)
      Non perderti questo romanzo, che mi piacerebbe vedere rappresentato in una tua recensione.

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  6. Di Murakami ho letto "Kafka sulla spiaggia" e "1Q84", e mi sono piaciuti molto entrambi, anzi, tutti e tre, perciò procederò come hai detto: di suo non voglio perdermi nulla. :)

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    1. Grazia, leggerò volentieri i tuoi commenti al repertorio di questo interessante scrittore giapponese.

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  7. Interessante recensione! Di Murakami non ho ancora letto nulla purtroppo ma è sulla mia lista di autori da scoprire. Il titolo è interessante, che dire, potrebbe essere la mia prossima lettura. Quale libro avete preferito dei suoi?

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    1. Un romanzo lungo: L'uccello che girava le viti del mondo; uno breve: La ragazza dello Sputnik. Buone letture ;-)

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    2. Benvenuta, Anna.
      Io sono al terzo suo libro. Ti consiglio l'autobiografico "L'arte di correre", un percorso nella sua scrittura e nella sua personalità, intrisa di tenacia tutta made in Japan.
      Andrea, certamente quelli saranno presi presto in considerazione.

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  8. Bellissimo questo libro! Personalmente adoro Oshima! Amo il suo scegliere sempre le cose difficili perché alla fine sono le più belle!
    Ho letto diversi Murakami e li ho amati tutti! Ma questo rimarrà il mio preferito! Il primo Murakami non si scorda mai! :-)

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  9. Eccomi qua, cara Luz! Bellissima recensione, posso chiederti dove hai trovato la seconda immagine? La presenza della morte è una costante nella produzione di questo autore, di cui ho letto moltissimo. Murakami crea assuefazione: se ti prende, non riesci più a smettere. A sabato!

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    1. Sì, è così! Conosco molti che non lo hanno apprezzato, in fondo o lo si ama o lo si detesta. Succede anche per la migliore narrativa.
      La seconda immagine devo averla trovata spulciando nel web, a volte cerco anche traducendo il titolo in inglese, si trovano contenuti diversi.

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